
Segnalo questa intervista a Susanna Scrivo, un cognome una garanzia (non potevo trattenermi dal fare questa battuta), autrice del saggio Rumiko Takahashi, la regina dei manga. Ha curato diverse traduzioni dal g
iapponese e a proposito dice “Da un punto di vista sintattico, è inevitabile la completa scomposizione e ristrutturazione della frase, e quindi il riposizionamento delle battute nei balloon. Nonostante questo, una buona traduzione cerca di rispettare il più possibile l’originale, pur rendendolo fruibile a un pubblico di lettori tanto diverso da quello di origine”. Mi sembra interessante e molto condivisibile l’idea che una traduzione possa essere realizzata non come uno svolgimento puramente tecnico, ma come un ulteriore contributo creativo all’opera. Questo tipo di approccio lo ritengo molto interessante e valido per il fumetto o altra opera che necessita di ulteriori interventi intermedi tra il lavoro dell’autore e il fruitore. Forse per il fumetto giapponese, diviene particolarmente evidente già nella creazione stessa perché spesso la realizzione è affidata non al singolo autore ma ad un gruppo di professionisti.