Scommettere sul fumetto!

Mi sembra molto interessante la discussione aperta intorno alla figura professionale dell’autore di fumetti che leggo in alcuni blog. Figura che solo in piccola parte è retribuita per il suo lavoro. Sappiamo bene che chi percepisce una retribuzione solitamente lavora per prodotti seriali oppure stiamo parlando di Milo Manara. Infatti, il mestiere dell’autore di libri a fumetti è legato quasi esclusivamente alle famose royalties. Le case editrici danno come assodato il fatto di non dover pagare gli autori. L’investimento per loro è la stampa del libro. Se gli editori pagassero gli autori, quante copie dovrebbero vendere per arrivare alla fatidica soglia di pareggio? Adesso sono abituati a quella media di circa 500 copie che garantisce il rientro dalle spese. Questa cattiva abitudine di non pagare gli autori ha fatto si che gli editori non si occupano più di vendere i loro libri ma solo di stamparli, mandarli al distributore che li incalza per avere le novità e alimentare un mercato quasi morto con libri che dopo appena due tre mesi sono già vecchi. I libri vanno promossi e mantenuti in vita fino al loro esaurimento e se necessario alla ristampa successiva. Per fare ciò devono cambiare diverse cose, prima di tutto gli editori dovrebbero pretendere dai distributori una diversa politica sulle vendite, cioè, il libro non muore dopo due mesi ma solo se è un insuccesso. Poi devono puntare sulla promozione sia del libro sia dell’autore stesso. La promozione deve essere rivolta a un pubblico nuovo e non esclusivamente a quello del fumetto. Dobbiamo allargare il pubblico del mondo dei balloon. Non so se il modo giusto per cambiare la rotta dell’editoria è di dare una giusta retribuzione per il lavoro fatto dagli autori, sicuramente potrebbe essere un primo passo. Oppure per cominciare azzardo una proposta, si potrebbe alzare la fatidica soglia dell’8% delle royalties al 20% dopo le prime X copie vendute? Se gli editori in Italia si parlassero tra loro potrebbero ipotizzare di trasformare dalla loro il rapporto di forza in questo momento tutto sbilanciato verso i distributori e imporre loro che alle prime X copie vendute saranno trattenute una percentuale più bassa. Insomma, chiedere al distributore di fare un investimento sulla lunga durata del libro. Anche lui guadagnerà vendendo più copie dello stesso libro. Questi sono alcune idee che lancio sull’argomento, la scommessa per tutti è aumentare le vendite. Maggiore promozione e più rispetto per gli autori. Se il ruolo degli autori in questo momento non è al suo massimo splendore, quello dei service editoriali o semplicemente quello dei letteristi è arrivato a un punto critico oltre il quale è difficile pensare a un futuro per questo settore. Basta dire che le cifre pagate oggi, rispetto a quelle prima dell’euro, si aggirano a un terzo o addirittura ancora meno. Tutto ciò, anche se inizialmente porterà a un risparmio per gli editori, comporterà una riduzione della qualità e delle competenze a danno di un possibile aumento di pubblico o addirittura a calo delle vendite. Gli editori, quelli piccoli e quelli grandi, si stanno suicidando lentamente e con loro si portano dietro tutto il comparto del fumetto. Un suggerimento agli editori: fronte comune verso i distributori, vendita on line e investimento sulla promozione e sulla qualità, perché è proprio nei momenti di crisi che bisogna scommettere sul futuro.

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12 risposte a “Scommettere sul fumetto!

  1. Michele Petrucci

    Ciao Marco… che dire… sono daccordo con te ma sono un po’ scettico vista l’evidente miopia di questi editori che, come dice saldaPress, intascano i profitti da dubbie operazioni commerciali e non investono sul (anche loro) futuro. Lucca Lucca! Ci sarà modo di parlare di fumetti e di lettering…

  2. Ciao Michele, si mi auguro che a Lucca si trovi il tempo per parlare di questo. La scommessa è quella di far capire agli editori che devono scommettere su progetti di lunga durata e non sul risparmio immediato. Si deve modificare la cattiva abitudine di non considerare tra le spese del libro gli autori e di abbassare sempre più quelle del service. Se un prodotto non funziona vuol dire che qualcosa non va. L’atteggiamento da riserva indiana del mondo del fumetto non aiuta a crescere.

  3. Ognuno dal suo punto vista. Io dal mio, da libraio ho sempre detto che la promozione non devono farlo solo le librerie. Raramente ricevo materiale pubblicitario dagli editori. Se devo organizzare un incontro con un autore, bene che vada, la collaborazione con l’editore si limita a “concede” dei volumi in conto vendita. Tutto il resto a spese del libraio. La proposta di diminuire lo sconto sulle prime x copie mi sembra non proponibile in un sistema dove c’è uno sconto maggiore sulle novità e uno minore su i riordini.
    Perchè non c’è un interesse da parte di editori e distributori di aprie un dialogo con le librerie?

    • Sono d’accordo sul fatto che la promozione non spetta al libraio, la deve fare l’editore. Per promozione non si intende spedire i libri in conto vendita. Per il mio libro ho fatto diverse presentazioni e grazie alla buona distribuzione di Becco Giallo e al loro ufficio stampa che ha fatto pubblicare x 10 giorni due paginone su l’Unità. Grazie anche alla realizzazione di eventi collaterali al libro ma legati al tema l’interesse è via via aumentato e ad un anno dall’uscita del mio libro si registrano quasi 1000 copie vendute in libreria a cui aggiungere quelle vendute in giro alle presentazioni e alle fiere. Questo credo sia dovuto anche per essere riuscito ad entrare in contatto con il pubblico potenzialmente interessato al tema. Ovviamente ci sono libri che si prestano più di altri ad essere promossi. Questo dato sarebbe considerato positivo anche nell’editoria della narrativa tradizionale. Per me, la bassa vendita, rimane il problema principale.

      • E tu credi che con quasi 1000 copie vendute in libreria più quelle delle fiere in un anno con quella promozione, pagine Unita’, incontri ecc… l’editore ci ha guadagnato qualcosa di più che bruscolini?
        Su un libro di 10 euro, 6 se li prende la distribuzione, coi restanti 4×1000=4000 euro devi pagare l’8% all’autore + ritenuta (800+160), stampatore 2000 euro se stampi proprio 1000 copie, avanzano 1000 euro, ma ic ono tasse, eidting ecc ecc.. ovvero dal tuo libro la Becco Giallo non penso abbia guadagnato nulla, speriamo per loro.

      • Ciao Gigetto, i numeri sono un po’ differenti da come li riporti tu, il libro costa 15 e non 10 euro, la promozione su l’Unità non è stata pagata e a detta degli editori qualcosa è rimasto. Nel mio post non parlo mica di una guerra tra editori e autori ne tanto meno dai numeri che ho dato sul mio libro voglio dire che i primi si sono arricchiti alle spalle dei secondi, anzi individuo nel basso numero di copie vendute, mediamente nell’editoria del fumetto, il problema. L’esempio del mio libro l’ho fatto per evidenziare ché l’aver proposto il libro in ambiti potenzialmente interessati all’argomento del libro ho intercettato un pubblico molto specifico e per questo a distanza di un anno continua a vendere. Lo sforzo di puntare sulla promozione e quindi sull’aumento delle vendite e non solamente sul limitare i costi (service e autori) deve partire soprattutto dagli editori più grossi.

  4. Ciao Marco. Faccio parte di un forum da cui tutta questa storia è partita e sono felice, felicissima che se ne parli, anche se io di certo non rientro ancora nel campo. Non sono ancora né fumettista, né illustratrice affermata, ma per questo per fortuna c’è ancora tempo e sono ancora giovane.
    Questa discussione mi sta molto a cuore, perché ne è della futura mia vita lavorativa e nella vita di molti miei amici e conoscenti che già lavorano in questo settore. Ultimamente il nostro paese, che una volta era rinomato per ciò che produceva, sta venendo risucchiato in un grandissimo buco nero che è la crisi, che non fa altro che produrre altri buchi neri ed altre piccole crisi in un po’ tutti i settori. Ritengo che ciò che dici sia incredibilmente vero: io non capisco come si faccia in Italia ad ignorare del tutto la promozione, quando, grazie ai pochi studi che ho fatto sull’argomento, persino io, che ho ancora diciotto anni, riesco a comprendere che è esattamente ciò che rende visibile un prodotto.
    Non si parla di certo di instaurare campagne spam per tutto il web ed in edicola, ma si sta parlando(se ho capito bene), di farsi semplicemente sentire dai lettori che cercano ciò che facciamo. Dimostrare ai lettori che il prodotto vale il prezzo di copertina e di rassicurarli anche in futuri acquisti.
    Purtroppo è una cosa che non viene più fatta e non capisco perché.
    Soprattutto, ritengo che una cosa da fare sia educare il lettore nell’esigere di più. Costruirsi una modalità di critica, una propria idea sulle qualità di un’opera. Smetterla di accontentarsi dei soliti noti e qualche fumettino commerciale importato dal Giappone, o due o tre bei fumetti importati dalla Francia.
    La gente dovrebbe cominciare a capire che gli italiani possono dare molto di più, che esistono molti talenti che però vanno all’estero perché la situazione editoriale italiana fa acqua da tutte le parti, oppure che cambiano strada e fanno altro. Queste cose, la maggiorparte dei lettori non la sa. Non ha idea, che il fumetto in Italia è in crisi.

    Recentemente ho trovato una rivista inglese, che è una vetrina per tutti quelli che fanno grafica e disegno. Mi ha letterlamente sconvolto, perché la qualità di ciò che propongono è veramente spaventosa. Workshops e interviste che in Italia mai si vedrebbero. E’ questo che manca all’Italia: la capacità di fare editoria e soprattutto autori che possano sentirsi sicuri di intraprendere questa strada.
    E’ impossibile farlo in questo paese, dove non pagare la gente è ormai la normalità.

    • Ciao Nari, quello che scrivi, seconho me, è esattamente il punto centrale della questione. Per promozione non si intende fare spam ma cercare i lettori potenzialmente interessati e presentargli il libro. L’idea è semplice da realizzare, ci vuole qualcuno che si impegni dentro le case editrici a far questo. Non capisco come non se ne siano accorte fino ad’ora. In questo momento il loro atteggiamento è di ritirata, limando il più possibile i costi. Ma arriveranno ad un punto in cui non potranno farlo più, ed allora verrà fuori l’idea di far pagare gli autori per essere pubblicati. Andando avanti così, per molti, la prospettiva sarà quella di chiudere.

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