Archivi del mese: luglio 2011

Fuori la mafia dallo Stato

Mi ricordo quel giorno in cui assassinarono Paolo Borsellino, pochi mesi dopo la strage di Capaci. Ero già a Bologna da qualche anno, ma il mio pensiero è andato a tutte quelle volte che qualcuno mi avvisava di un nuovo omicidio di mafia. Ricordo molto bene di Pio La Torre e Rosario di Salvo uccisi in pieno giorno o di quando una telefonata nella notte ci avvisava della morte di Dalla Chiesa. Quella notte ebbi paura.
Di quelle giornate dopo l’omicidio di Borsellino e di quanto stesse accadendo a Palermo me lo raccontavano i miei. Mio fratello al telefono mi sproloquiava tutto eccitato di una manifestazione che arrivò fino all’entrata della prefettura cercando di sfondare i cancelli. In prima fila a scontrarsi con i carabinieri c’erano i poliziotti in borghese. Ma che stava succedendo, gli chiedevo. Un casino, la gente è incazzata e non ci vede più per la rabbia e continuava con i racconti. La rabbia montava, il giorno dei funerali la polizia impediva alla gente di entrare nella zona della cattedrale dove si tenevano i funerali. Per paura di subire proteste gli uomini dello Stato si facevano scudo con i poliziotti. Non avevano fatto i conti con la determinazione dei palermitani per l’esproprio del dolore che stavano subendo. La gente non poteva neanche più piangere i propri morti. Perché quello che stava succedendo era chiaro a molti, pochi uomini dello Stato difendevano le regole e per questo venivano ammazzati. Ammazzati con la complicità dello Stato che non s’impegnava abbastanza, anzi sembrava lo facesse apposta a mettere questi uomini di legge di fronte la loro solitudine. Perché quando queste persone vengono lasciate sole che la mafia sa che può colpire a morte. Tornando a quei giorni, ero attaccato alla televisione e la diretta dei funerali faceva vedere la gente che spingeva i cordoni delle forze dell’ordine, scavalcava le barriere per partecipare ai funerali. Non posso dimenticare la scena di un signore che viene trascinato via, degli uomini della polizia che si lanciano contro l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Scalforo trascinato via dalla sua scorta. Le persone gridavano “fuori la mafia dallo Stato”.
Cosa c’è di più normale di un popolo che chiede certezze democratiche, mica la rivoluzione. Oggi, a distanza di quasi vent’anni mi sembra che le cose non vanno molto bene. Abbiamo un corrotto a presidente del consiglio, un parlamento con tanti plurindagati e una casta di politici che sembra tutta concorde nel fare pagare alla povera gente la crisi causata dalle speculazioni finanziarie. Non trovo nell’attuale presidente della repubblica un garante della pluralità, mi sembra sempre in ansia affinché passino quelle leggi impopolari invocando sempre alla concordia. Poi non condivido quel suo sbracciarsi per l’intervento bellico, parlando di intervento umanitario. Non siamo mica tutti cretini abbiamo capito bene che si vogliono spartire il petrolio libico, infischiandosene degli effetti devastanti sulla popolazione e della nostra Costituzione che viene invocata solo a giorni alterni.
Guardando il video sotto e ascoltando quell’urlo collettivo: “fuori la mafia dallo Stato”, aggiungo, fuori anche tutte le degenerazioni dello Stato. Dove lo Stato non è il potere di infrangere impunemente la legge o gli interessi della collettività. Il mio pensiero vs a domani, ad un’altra ricorrenza triste, dieci anni fa veniva ucciso Carlo Giuliani a Genova, e in questo caso lo Stato si è reso protagonista di reati gravi. Lo stato non come organizzazione di una comunità ma come espressione di un potere che tiene sottomessa la sua popolazione.

Sotto il video dei funerali di Borsellino, trovati su Youtube. Mentre qui altre informazioni su Paolo Borsellino dal sito di noicimettiamoilbecco.

20110719-212303.jpg

Bruno Fanciullacci

Oggi vi voglio raccontare una storia che non conoscevo affatto, come tante altre storie poco conosciute della resistenza. La storia di Bruno Fanciullacci. Chi è, o meglio chi era costui?

“Fanciullacci fu un partigiano gappista, medaglia d’oro della Resistenza. Alcuni lo ritengono un killer (“l’assassino di Giovanni Gentile”), altri – noi compresi – un eroe. Pochi sinora lo hanno considerato un filosofo. E’ tempo di omaggiarlo in quella veste”.

“Il 15 luglio lo arrestano ancora. Di nuovo torturato, per non tradire i suoi compagni tenta una fuga che è anche suicidio: si getta ammanettato da una finestra al primo piano, i suoi aguzzini gli sparano, un colpo alla testa lo uccide. E’ il 17 luglio. A novembre avrebbe compiuto venticinque anni.”

A parlarne sono i Wu Ming il collettivo di scrittori che nel loro blog “Giap” ne parlano ampliamente. Questa storia è interessante anche perché come scrivono sempre i Wu Ming su twitter “simbolo del conflitto che sfugge allo state-buoni, al dovete-sopportare, agli ingabbiamenti, alla “compatibilità”.

Sempre da Giap: “Tra gli intellettuali che scelgono Salò, il più importante è Giovanni Gentile, fondatore della dottrina filosofica detta “Attualismo”, colonna portante dell’edificio culturale fascista. Super-barone accademico, presidente di tutto il presiedibile, in vent’anni di dittatura Gentile è divenuto potente e ricchissimo. Hitler in persona gli ha conferito l’Ordine dell’Aquila Germanica”.

Questa storia è interessante perché ci fa guardare a muso duro cosa è l’Italia dopo l’8 settembre 1943. Chi come Gentile si schierò con convinzione dalla parte della Repubblica di Salò e chi invece dalla parte della guerra di liberazione.

In questo blog, potete leggere molto dell’8 settembre 1943. Ho parlato di un’altra resistenza, quella dei militari italiani deportati nei lager nazisti per non collaborare con la RSI. Ho parlato di come lentamente tra i militari si è formata una coscienza antifascista. Anche questa è una storia dimenticata, perché fastidiosa, difficile da raccontare. Non dimentichiamo che quei militari combatterono le guerre coloniali fasciste in Africa, e nei balcani contro la resistenza partigiana. Una storia che va affrontata fino in fondo senza titubanze. Quei militari cresciuti sotto il fascismo che ad un certo punto preferirono il lager piuttosto che continuare a combattere a fianco della RSI e dei nazisti. Vi segnalo questo video di un ex IMI Claudio Sommaruga che racconta della sua resistenza. Quella dei militari è una scelta diversa da quella di Bruno Fanciullacci che decide di colpire il “filosofo” Gentile. La sua è una scelta di campo precisa, maturata da giovane. Quella di Bruno è una storia che non va dimenticata.

Non ci possono essere mezze misure, l’Italia antifascista ha fatto la guerra di liberazione ed ha ucciso il nemico fascista e nazista tutte le volte che è stato necessario alla liberazione stessa. Il fascismo e poi la RSI è colpevole di essere stata una orrenda dittatura e di avere aggredito le libertà individuali e collettive, applicando per prima le leggi razziali. Quindi nessuna giustificazione o incertezza sulla nostra storia.

Il 17 luglio ricorre l’anniversario della sua morte ed è stata lanciata una campagna in sua memoria. Si chiede a tutti di modificare fino a domenica la vostra immagine del profilo di twitter e di facebook o di altri socialnetwork mettendo la foto di Bruno Fanciullacci.

Vi suggerisco di leggere l’articolo scritto dai Wu Ming e le loro considerazioni in merito. Buona lettura.

Un nuovo blog

Da oggi il blog si divide in due, ne nasce uno tutto dedicato al lettering e a tutte le tematiche legate alla progettazione dei caratteri e in particolare per il fumetto. Inizialmente troverete alcuni post che sono nati qui e che andranno avanti per la loro strada. Soprattutto i post del corso di FontLab che hanno avuto un gran numero di visitatori.

In questo continuerò a parlare di fumetto, della vicenda raccontata dal mio libro Stalag XB e il mio personale punto di vista sulle cose che accadono intorno a me.

Spero di riuscire a mantenere alto il vostro interesse, lo farò come sempre, parlando di tutto ciò che mi passa per la testa.