Fuori la mafia dallo Stato

Mi ricordo quel giorno in cui assassinarono Paolo Borsellino, pochi mesi dopo la strage di Capaci. Ero già a Bologna da qualche anno, ma il mio pensiero è andato a tutte quelle volte che qualcuno mi avvisava di un nuovo omicidio di mafia. Ricordo molto bene di Pio La Torre e Rosario di Salvo uccisi in pieno giorno o di quando una telefonata nella notte ci avvisava della morte di Dalla Chiesa. Quella notte ebbi paura.
Di quelle giornate dopo l’omicidio di Borsellino e di quanto stesse accadendo a Palermo me lo raccontavano i miei. Mio fratello al telefono mi sproloquiava tutto eccitato di una manifestazione che arrivò fino all’entrata della prefettura cercando di sfondare i cancelli. In prima fila a scontrarsi con i carabinieri c’erano i poliziotti in borghese. Ma che stava succedendo, gli chiedevo. Un casino, la gente è incazzata e non ci vede più per la rabbia e continuava con i racconti. La rabbia montava, il giorno dei funerali la polizia impediva alla gente di entrare nella zona della cattedrale dove si tenevano i funerali. Per paura di subire proteste gli uomini dello Stato si facevano scudo con i poliziotti. Non avevano fatto i conti con la determinazione dei palermitani per l’esproprio del dolore che stavano subendo. La gente non poteva neanche più piangere i propri morti. Perché quello che stava succedendo era chiaro a molti, pochi uomini dello Stato difendevano le regole e per questo venivano ammazzati. Ammazzati con la complicità dello Stato che non s’impegnava abbastanza, anzi sembrava lo facesse apposta a mettere questi uomini di legge di fronte la loro solitudine. Perché quando queste persone vengono lasciate sole che la mafia sa che può colpire a morte. Tornando a quei giorni, ero attaccato alla televisione e la diretta dei funerali faceva vedere la gente che spingeva i cordoni delle forze dell’ordine, scavalcava le barriere per partecipare ai funerali. Non posso dimenticare la scena di un signore che viene trascinato via, degli uomini della polizia che si lanciano contro l’allora Presidente della Repubblica, Oscar Scalforo trascinato via dalla sua scorta. Le persone gridavano “fuori la mafia dallo Stato”.
Cosa c’è di più normale di un popolo che chiede certezze democratiche, mica la rivoluzione. Oggi, a distanza di quasi vent’anni mi sembra che le cose non vanno molto bene. Abbiamo un corrotto a presidente del consiglio, un parlamento con tanti plurindagati e una casta di politici che sembra tutta concorde nel fare pagare alla povera gente la crisi causata dalle speculazioni finanziarie. Non trovo nell’attuale presidente della repubblica un garante della pluralità, mi sembra sempre in ansia affinché passino quelle leggi impopolari invocando sempre alla concordia. Poi non condivido quel suo sbracciarsi per l’intervento bellico, parlando di intervento umanitario. Non siamo mica tutti cretini abbiamo capito bene che si vogliono spartire il petrolio libico, infischiandosene degli effetti devastanti sulla popolazione e della nostra Costituzione che viene invocata solo a giorni alterni.
Guardando il video sotto e ascoltando quell’urlo collettivo: “fuori la mafia dallo Stato”, aggiungo, fuori anche tutte le degenerazioni dello Stato. Dove lo Stato non è il potere di infrangere impunemente la legge o gli interessi della collettività. Il mio pensiero vs a domani, ad un’altra ricorrenza triste, dieci anni fa veniva ucciso Carlo Giuliani a Genova, e in questo caso lo Stato si è reso protagonista di reati gravi. Lo stato non come organizzazione di una comunità ma come espressione di un potere che tiene sottomessa la sua popolazione.

Sotto il video dei funerali di Borsellino, trovati su Youtube. Mentre qui altre informazioni su Paolo Borsellino dal sito di noicimettiamoilbecco.

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4 risposte a “Fuori la mafia dallo Stato

  1. Io credo che Napolitano faccia il suo, con dei limiti magari “personali”, ma con grande vigore. Il problema non è la sua generazione e quella che l’ha preceduto. Loro hanno dimostrato di tenerci a questo paese.
    Il problema sono quelli che sono venuti dopo e non se ne sono più andati. Baby boomers che hanno fatto le cicale, i nostri padri, i nostri zii e fratelli maggiori, che pensavano di avere un futuro radioso davanti e se lo sono bellamente divorato.
    Alle nuove generazioni tocca fare la parte dell’invitato a un pranzo in cui tutti hanno già finito di mangiare. sul tavolo ci sono solo le briciole e l’obbligo di portare i piatti sporchi in cucina. non ci resta altro.

    • Concordo sul fatto che le cicale hanno divorano tutto, ma non si accorgono che verranno travolti da chi è rimasto digiuno. Non amo l’antipolitica, anzi è ora di parlare di politica. Un tempo era chiaro chi rappresentava e che cosa. I lavoratori e la povera gente da un lato, i valori cattolici e il capitalismo dall’altro (semplificazione estrema). Oggi solo personaggi pronti a difendere solo se stessi. Il loro nemico è sempre all’interno del loro stesso partito, problemi di poltrone. Napolitano, teso alla concordia nazionale, secondo me copre questo sfacelo. Tutti d’accordo sul fare la manovra che ci metterà in ginocchio definitivamente (il governo non cadrà, il PD o IdV non vogliono questa patata bollente), quando le speculazioni sono state fatte dalle nostre banche in casa nostra.

  2. Beh, che dire, visto come stanno messi… fuori lo Stato dalla Mafia allora… almeno quel poco che è rimasto.

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