La resistenza negata

Oggi ho pubblicato un mio intervento sulla rimozione dalla storia della resistenza del ruolo degli IMI su noi ci mettiamo il becco Chi legge il mio blog sa di cosa parlo, per chi è nuovo riassumo. Nel 2007 mi sono imbattuto nella lettere di un mio zio morto in guerra, scoprendo che era un internato militare nei lager nazisti perché si era rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini. Successivamente ne è nato un libro a fumetti, Stalag XB, potete vedere a destra la copertina. Facendo una ricerca per documentarmi mi sono imbattuto in diverse persone che stavano raccontando quella storia. Ho scoperto che a fare quella scelta di resistenza non furono casi isolati ma si è trattato di oltre 650.000 militari. La più grossa rimozione che io conosca. Nell’articolo ne parlo individuando anche delle responsabilità di coloro che si battono per la memoria della resistenza. Provo a individuare alcune motivazioni. Buona lettura.

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5 risposte a “La resistenza negata

  1. Massimo Filippini

    Caro Ficarra, ella scrive vedendo un rapporto di causa ed effetto tra l’essere stati Internati e l’aver rifiutato di aderire alla Repubblica Sociale di Mussolini. Io non sarei cosi drastico nell’attribuire una patente ‘ideologica’ al rifiuto. In quella situazione è logico pensare che prevalsero motivazioni personali di cui probabilmente quella ideologica fu minoritaria. L’XI^ Armata italiana in Grecia si arrese -senza sparare un colpo- ai tedeschi il 9 settembre 1943: le pare logico che poi si sia messa a resistere sia pur passivamente ai tedeschi o invece che l’abbia fatto perchè era stanca della guerra e assai probabilmente perchè aderendo ai tedeschi era consapevole di finire dalla padella nella brace ben sapendo o avendo capito che questi ultimi erano destinati ad una sicura sconfitta ? Quanto a Cefalonia e Corfù il caso fu assai diverso perchè -a parte che non ci furono massacri di 10.000 uomini- ci fu invece un Ordine del Governo che impose di resistere. e, fino a prova contraria. l’obbligo che incombe sul militare è quello di obbedire agli Ordini come purtroppo avvenne nelle due isole specie a Cefalonia dove i tedeschi ammazzarono mio Padre Massimo Filippini..

  2. Caro Filippini, non mi pare di aver mai scritto o detto che gli Internati hanno attuato la resistenza in quanto ideologicamente antifascisti. Anzi, mi pare di averlo sempre specificato che le motivazioni furono le più varie e personali. Di fatto questa scelta divenne la prima e la più grande forma di resistenza per gli effetti sulla nascente RSI. Mussolini sperava nei militari italiani per recuperare agli occhi di Hitler. Leggendo i diari e le lettere degli internati, ci possiamo rendere conto che furono in molti a compiere quella scelta nel rispetto del giuramento dato al Re. La proposta di adesione gli venne chiesta ripetutamente e per la maggior parte di loro la risposta fu sempre negativa. Mio zio che morì giovane per fame nel campo di concentramento probabilmente avrebbe risparmiato la sua vita se avesse aderito al RSI, invece ha continuato a scegliere il lager. Non possiamo sapere se la sua era una scelta ideologica, se nel frattempo era divenuto antifascista, oppure era semplicemente la volontà di stare insieme agli altri suoi compagni di prigionia, o la paura della guerra, sta di fatto che questa scelta ebbe delle conseguenze e noi possiamo parlare di queste e non attribuirne a nostro piacimento altre. Questa la chiamo resistenza ed è giusto ricordarla così senza attribuirgli valori ideologici che invece erano maggiormente presente con maggiore evidenza in chi praticava la resistenza partigiana.

  3. Massimo Filippini

    Sono lieto che anche lei concordi sul fatto che definire ‘resistenza’ in senso ideologico al nazismo il comportamento degli Internati Militari sia esagerato. Io che purtroppo quel periodo l’ho vissuto -sia pur da ragazzino- ho rielaborato quanto sentii dire dai grandi all’epoca e posso dirle che a Roma la domanda che correva di bocca in bocca era: ‘Ma quando arrivano gli Alleati ?” e se la ponevano TUTTI. A maggior ragione credo gli IMI partiti per suonarle e rimasti addirittura suonati proprio da quello che era stato il loro Alleato per oltre tre anni. Mio zio s. ten. del Genio era ad Atene alle dipendenze di mio Padre magg. del Genio il quale a Gennaio 1943 fu trasferito a Cefalonia e gli disse che lo avrebbe portato con sè. Egli mi ripeteva spesso di avergli risposto: ‘Lasciamo le cose come stanno’, tu vai a Cefalonia e io rimango ad Atene: a guerra finita ci rivedremo’. Morale della favola: mio Padre venne ammazzato come ‘traditore’ dagli ex alleati tedeschi e mio zio finì internato in Polonia. Quando tornò nell’autunno 1945 raccontò questo episodio e NON volle più parlare di niente nè -credo- si sentì un Eroe per aver ‘resistito’ ai tedeschi. Di qui -caro Ficarra- i motivi del mio scetticismo sulla volontarietà di una resistenza ben descritta tra l’altro da Guareschi che oggi -se fosse vivo- sarebbe il primo a ridimensionare dalle auliche forme con cui viene descritta. Questo è il mio pensiero anche a costo di apparire in disaccordo con la ‘vulgata’ che al pari altre ci si vuole imporre.Saluti

  4. Senza scendere nai particolari ma sono sempre presenti gli internati militari nelle nostre ricorrenze e, in biblioteca abbiamo molte pubblicazioni in merito.
    http://www.combattentiliberazione.it
    Marco Lodi
    Vice presidente Nazionale ANCFARGL

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