Archivi del mese: dicembre 2011

Pinocchio

Ho trovato questo disegno che ho realizzato qualche anno fa, l’ho fatto guardando lo sceneggiato televisivo Le Avventure di Pinocchio  di Luigi Comencini.

Salvate il soldato Manning!

Navigando in rete tra le tante notizie che giornalmente affliggono lo spirito ne ho trovata una che mi ha disgustato in particolare. Si tratta della detenzione del soldato Bradley Manning. Chi è costui? Si tratta di un militare esperto informatico che sembra abbia ceduto notizie riservate sulla guerra in Irak e i famosi cable di Wikileaks che tanto hanno disturbato le diplomazie del mondo.

In effetti si pensava a disastri di maggiore entità dopo le rivelazioni, ma forse ci siamo abituati a tutto e niente ci fa più impressione.

Stavo leggendo la notizia del processo al soldato Manning per aggiornare il sito dedicato al libro su Julian Assange di Morgante e Costantini e scopro che nel frattempo il poveretto si è fatto ben 19 mesi di reclusione in condizioni disumane, diciamo pure sotto tortura permanente. L’obiettivo è fargli confessare un ipotetico complotto organizzato con Julian Assange ai danni degli USA per mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti. Invece, l’unica colpa è quella aver rivelato le scomode verità della guerra sporca condotta in Irak.

Qualcuno dirà, ma perché esistono guerre pulite? Appunto, allora diciamo pure che le guerre nascondono ben altri obiettivi, tutti tranne quelli umanitari.Poi quella in Irak se vi ricordate bene era per fermare le armi di distruzioni di massa in mano a Saddam Hussein. Armi inesistenti, Vabbé, ma questo è un dettaglio.

In questo post potete vedere il famoso video dell’uccisione di alcuni fotografi e civili irakeni spacciati inizialmente per terroristi e l’articolo sulle condizioni disumane a cui è sottoposto Bradley Manning per aver rivelato verità scomode.

Dimenticavo, in questo momento gli USA hanno un presidente premio Nobel per la pace. Se non si era capito io tifo per quell’america di Manning e di Occupy Wall Street.

Qui altre informazioni

www.amnesty.it

Scavando tra i ricordi

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Scavando scavando sono venute fuori dei piccoli gioielli dell’editoria per ragazzi di quando ero bambino. In realtà non ho proprio scavato ma dopo più di vent’anni ho avuto accesso alle scatole dei libri della vecchia casa di quando vivevo a Palermo. È stato un tuffo nel passato, ho ritrovato tante cose, lettere, disegni, diari, cartoline. Ero un appassionato di cartoline, di tutti i tipi. Da quelle più vecchie a quelle che acquistavo io o che ricevevo. Quest’ultime si sono salvate dagli attacchi di mio fratello che aveva l’abitudine di ritagliarle per prendersi i francobolli, sua antica passione. I miei mi hanno sempre assicurato che nulla era andato disperso nel trasloco ed infatti ci sono tutti i miei ricordi che partono già dalla fine degli anni settanta. Accidenti, il tempo passa. Tornando a scheggia sui ritrovamenti degni di nota, parecchi libri illustrati e pop up. La mia passione era la collana Tantibambini curata da Bruno Munari per Einaudi. Tante storie belle e pazze che mi affascinavano veramente tanto. Nelle immagini Cappuccetto Giallo di Munari e Giovannino Perdigiorno di Gianni Rodari. Come si può leggere nel retro, questa la poetica: “fiabe e storie semplici, senza fate e senza streghe, senza castelli lussuosissimi e principi bellissimi, senza maghi misteriosi, per una nuova generazione di individui senza inibizioni, senza sottomissioni, liberi e coscienti delle loro forze”.

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Fumettomondo tra polemiche e crisi di mercato

Scrivo a proposito di una discussione nata nell’universo dei blogger di fumetto. Si tratta di una polemica scaturita da alcune frasi dette da Giacomo Monti a Lucca, durante un dibattito. Le frasi registravano il suo stato d’animo di fumettista che ha deciso di smettere di fare questo lavoro perché non gli permette di campare. Poi ha aggiunto che non legge fumetti, che ci sono tante stronzate in giro (sempre fumetti) e che le istituzioni pubbliche dovrebbero fare qualcosa. Sintesi estrema qui il video. Monti è divenuto conosciuto grazie a Gipi che ha usato il suo libro per fare il suo film “L’ultimo terrestre”. La polemica è sorta più per le libere interpretazioni che per le parole dello stesso Monti. È risorta l’antica polemica tra fumetto d’autore e fumetto commerciale/seriale. A mio avviso fuoriluogo. Il fumetto è un linguaggio e viene usato per raccontare storie, c’è chi lo fa bene e chi male. Al limite ci sono storie che a secondo dei gusti possono più o meno piacere. Ci sono generi, a volte più definiti a volte meno, dove il metro di giudizio può variare. Quando leggo Tex voglio l’avventura, una storia travolgente e appassionante che mi catturi fino alla fine. Se leggo Monti voglio che mi racconti tutte le mille facce delle relazioni umane soprattutto quelle più nascoste ma comuni. Voglio riflettere sul genere umano. Anche quando leggo Tex, tra un emozione e l’altra rifletto sul genere umano, sono riflessioni meno dirette ma non meno importanti. Dopo tutta sta riflessione sul genere umano, vado alla questione per me più interessante che è quella del campare con i fumetti. In effetti chi campa con i fumetti sono solitamente autori, disegnatori, sceneggiatori, editor e di tutti coloro che si occupano della fase produttiva, dei fumetti seriali. Mentre gli autori che pubblicano racconti brevi o libri hanno meno chance. Sono pochi a mio avviso quegli autori che ci riescono e questo è determinato dal mercato del fumetto. Mentre i primi se lavorano per una serie da edicola hanno un pubblico più vasto, i secondi, benché, si stia parlando molto di fumetto d’autore oggi chiamato graphic novel, hanno un numero di lettori molto limitato. Il range delle vendite di un libro distribuito in libreria e fumetteria si aggira tra 400 copie vendute e poco più di migliaia. Poi ci sono quelli che vanno meglio e si aggirano sopra le 1000/1500 (pochi) e poi i successi che arrivano a 5000 (pochissimi) l’eccezione che arriva a 20000 di Gipi con “La mia vita disegnata male”. Anche i numeri del fumetto da edicola è in discesa tranne alcuni capisaldi. Comunque i numeri per stare in edicola sono maggiori altrimenti in edicola non ci si può stare. Ho sentito che a riguardo anche grosse case editrici stanno passando al digitale per stampare qualche testata in un numero più limitato di copie. Insomma per trarne una piccola conclusione direi che il problema è più di numero di lettori che di fumetto di serie A e serie B. Tutti gli editori di fumetto seriale o di graphic novel puntano a stampare molte testate perché tutte vendono sempre qualcosa e in questo momento di crisi bisogna vendere a tutti i costi, al limite limando sui costi, scusate la ripetizione.

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