Archivi del mese: giugno 2012

Self-publishing e l’editoria

Nell’immagine potete vedere l’interessante studio realizzato da Giovanni Peresson dell’Associazione Italiana Editori a proposito di autopublicazione, stampa digitale, print on demand e custom printing. Una definizione di questi termini ci aiuterà a capire meglio di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento editoria e stampa digitale. Nell’articolo di eFFe su Ledita.it  si fa presente che “si equipara molto più correttamente l’autopubblicazione alla stampa fai-da-te o self-printing; in questo senso il concetto di ‘pubblicazione’ si sovrappone a quello di ‘disponibilità’ e ‘fruizione’:” Poi continua,  “autoedizione o self-publishing concerne più da vicino la pratica del lavoro editoriale. Da tempo sostengo che l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori; un modo per rendersene conto è adottare la prospettiva di quei self-publishers che prendono sul serio il proprio lavoro.” Nell’articolo aggiunge che per l’editoria “esso rappresenta una sfida di autocritica, di riforma, d’innovazione.”
Aggiungo che il self-publishing non è un fenomeno di breve durata che può essere facilmente riassorbito dall’editoria tradizionale, ma diventerà un modello diffuso, soprattutto da coloro a cui piace promuovere il proprio lavoro.  Questo fenomeno non è in contrasto con gli interessi dell’editoria.
Oggi ragioniamo su un mercato fatto di libri acquistati per lo più in libreria e da qualche anno anche su internet. Forse l’errore è quello d’immaginare il mercato/lettori come un numero definito a cui fare riferimento. l’equivalenza più autori pubblicano da soli meno libri vende l’editore penso sia errata. Infatti l’aumento di offerta secondo me raggiunge pubblici diversi ed è qui che l’editore deve apprendere dal self-publishing di successo. Scoprire che si può comunicare in modo diverso ma non solo, che si può offrire qualcosa in più oltre al libro. Non è una banale questione di marketing, non basta un pizzico di social network. Penso sia una questione di tipi e qualità di servizi offerti all’autore e al lettore. Quindi l’editore non potrà essere semplicemente colui che permette ad un autore di stampare un libro e portarlo in libreria ma dovrà aggiungere altre cose, e queste cose le deve inventare l’editore intraprendente.
L’editore dovrà creare una forte alleanza con il lettore, ascoltarlo, proporre occasioni d’incontro e di confronto. Organizzare workshop con gli autori, mostre, dibattiti e dimostrare con i fatti la propria disponibilità. Questo non vuol dire assecondare i gusti più commerciali, anzi, la rete in particolare richiede maggiore definizione e più caratterizzazione e riconosce la qualità. Perché il lettore quando ha la possibilità di scegliere può fare confronti e scegliere il meglio. L’editore deve immaginare nuove proposte che viaggeranno insieme al libro, soprattutto quando come immagino, in un futuro abbastanza vicino, il libro in digitale viaggerà gratis sulla rete. L’editore che comincia a proporre nuove offerte, che sperimenta nuovi modelli di confronto ma anche di monetizzazione sarà preparato ad affrontare i nuovi scenari dell’editoria. L’editore ha una storia importante e un ruolo importante che va declinato in un modo nuovo tutto da creare, questa è la scommessa a cui è chiamato insieme agli autori.
Potete leggere l’intero articolo di eFFe, mentre da qui scaricate l’interessante studio dell’AIE nel loro sito trovate altri interessanti contributi.

A questa pagina trovate altri miei contributi sul tema dell’editoria digitale e il web.

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Tipografie vs digitale

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Qualche giorno fa ho parlato con un tipografo che conosco da molto tempo e gli ho posto l’odiosa domanda “come va?”, mi ha guardato storto e mi ha risposto “conosci qualcuno a cui vanno bene le cose?”.
Volevo recuperare e ho improvvisato un piccolo scenario ottimistico per le tipografie molto attente al prodotto come la sua. Ho immaginato un futuro dove la comunicazione di massa passa tutta attraverso il digitale e quella di pregio passa ancora per i canali tradizionali della carta stampata. Attenzione, quando dico pregio non parlo dei contenuti ma mi riferisco alla qualità intrinseca dell’oggetto di carta e inchiostro rispetto ad un prodotto digitale. Insomma un piccolo tentativo di recuperare la gaffe, ma il mio interlocutore non ha afferrato la prospettiva ed ha affermato con assoluta certezza che la carta stampata sarà insostituibile e che lui non vuol saperne di digitale e cose simili.
Visto che parliamo di una persona che da giovane ha preso una piccola azienda e l’ha trasformata con abilità in una tipografia di medie dimensioni con clienti a livello internazionale, mi pongo la seguente domanda: è possibile che ci siano settori produttivi che sottovalutano gli effetti della trasformazione digitale in atto?
Non posso credere che l’auspicio dei tipografi e non solo il loro, sia il superamento veloce della crisi attuale e la ripresa a pieno ritmo della produzione tipografica.
In questi anni assistiamo ad una caduta libera dei prezzi di stampa e ad un abbandono graduale della tipografia tradizionale verso la stampa digitale. Quella che consente la stampa di pochi esemplari passando dal computer direttamente alla stampa senza passare dall’incisione delle lastre di zinco e quindi dal processo di fotolito. Che incide sui costi che vengono ammortizzati quando vengono stampate un numero consistente di copie.
Se da un lato, le tipografie tradizionali stanno subendo l’assalto di quelle digitali entrambe subiranno quelle del web e dispositivi elettronici, ereader, tablet ecc ecc.
Lo scenario prossimo vedrà sempre più il web farla da padrone rispetto la stampa, non sono un mago a fare questa affermazione, penso che la trasformazione avverrà con grande velocità.
Ritornando ai tipografi, qual’è la guerra che potranno condurre per continuare a stampare? Abbassare i prezzi? Qual’è il limite di questi prezzi? Faranno come con i polli che costano meno di quanto è stato speso per allevarli?
Oppure la stampa comincerà ad essere valorizzata per progetti di pregio? In quest’ultimo caso quante tipografie chiuderanno e insieme a loro quante attività correlate alla stampa, inchiostro, carta ecc chiuderanno?
Ovviamente il contributo a questa trasformazione lo daranno anche le case editrici che non stamperanno più i libri su carta ma produrranno solo ebook.
Diciamo pure che gli editori anche se attratti dal risparmio sulla stampa al momento vorrebbero allontanare questo momento per il terrore delle copie pirata dei libri. Un destino che ritengo inevitabile ma di questo ne parlerò in modo più articolato prossimamente.