Self-publishing e l’editoria

Nell’immagine potete vedere l’interessante studio realizzato da Giovanni Peresson dell’Associazione Italiana Editori a proposito di autopublicazione, stampa digitale, print on demand e custom printing. Una definizione di questi termini ci aiuterà a capire meglio di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento editoria e stampa digitale. Nell’articolo di eFFe su Ledita.it  si fa presente che “si equipara molto più correttamente l’autopubblicazione alla stampa fai-da-te o self-printing; in questo senso il concetto di ‘pubblicazione’ si sovrappone a quello di ‘disponibilità’ e ‘fruizione’:” Poi continua,  “autoedizione o self-publishing concerne più da vicino la pratica del lavoro editoriale. Da tempo sostengo che l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori; un modo per rendersene conto è adottare la prospettiva di quei self-publishers che prendono sul serio il proprio lavoro.” Nell’articolo aggiunge che per l’editoria “esso rappresenta una sfida di autocritica, di riforma, d’innovazione.”
Aggiungo che il self-publishing non è un fenomeno di breve durata che può essere facilmente riassorbito dall’editoria tradizionale, ma diventerà un modello diffuso, soprattutto da coloro a cui piace promuovere il proprio lavoro.  Questo fenomeno non è in contrasto con gli interessi dell’editoria.
Oggi ragioniamo su un mercato fatto di libri acquistati per lo più in libreria e da qualche anno anche su internet. Forse l’errore è quello d’immaginare il mercato/lettori come un numero definito a cui fare riferimento. l’equivalenza più autori pubblicano da soli meno libri vende l’editore penso sia errata. Infatti l’aumento di offerta secondo me raggiunge pubblici diversi ed è qui che l’editore deve apprendere dal self-publishing di successo. Scoprire che si può comunicare in modo diverso ma non solo, che si può offrire qualcosa in più oltre al libro. Non è una banale questione di marketing, non basta un pizzico di social network. Penso sia una questione di tipi e qualità di servizi offerti all’autore e al lettore. Quindi l’editore non potrà essere semplicemente colui che permette ad un autore di stampare un libro e portarlo in libreria ma dovrà aggiungere altre cose, e queste cose le deve inventare l’editore intraprendente.
L’editore dovrà creare una forte alleanza con il lettore, ascoltarlo, proporre occasioni d’incontro e di confronto. Organizzare workshop con gli autori, mostre, dibattiti e dimostrare con i fatti la propria disponibilità. Questo non vuol dire assecondare i gusti più commerciali, anzi, la rete in particolare richiede maggiore definizione e più caratterizzazione e riconosce la qualità. Perché il lettore quando ha la possibilità di scegliere può fare confronti e scegliere il meglio. L’editore deve immaginare nuove proposte che viaggeranno insieme al libro, soprattutto quando come immagino, in un futuro abbastanza vicino, il libro in digitale viaggerà gratis sulla rete. L’editore che comincia a proporre nuove offerte, che sperimenta nuovi modelli di confronto ma anche di monetizzazione sarà preparato ad affrontare i nuovi scenari dell’editoria. L’editore ha una storia importante e un ruolo importante che va declinato in un modo nuovo tutto da creare, questa è la scommessa a cui è chiamato insieme agli autori.
Potete leggere l’intero articolo di eFFe, mentre da qui scaricate l’interessante studio dell’AIE nel loro sito trovate altri interessanti contributi.

A questa pagina trovate altri miei contributi sul tema dell’editoria digitale e il web.

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Una risposta a “Self-publishing e l’editoria

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