Improvvisare o pianificare?

Sempre più si diffonde tra le aziende la necessità di attivare una comunicazione verso l’esterno, solitamente utilizzando i social network più diffusi come facebook o Twitter ma anche altri, Linkedin, Foursquare, ecc ecc.
Questo tipo di attività mira a marcare una presenza in rete del brand e delle attività messe in campo dall’azienda. Servizi commerciali, libri o presentazioni di libri se sono editori, eventi, incontri ecc ecc.

In genere viene individuata una persona all’interno dell’azienda che dedica qualche ora la settimana contemporaneamente alla sua normale attività. Poi viene anche affiancata spontaneamente da altri collaboratori, tutti uniti dall’obiettivo comune del miglioramento economico della loro azienda.

Questo approccio non lo considero molto efficace, perché solitamente si mettono in campo iniziative spontanee e poco incisive. Non c’è un lavoro per l’individuazione delle comunità di riferimento con cui entrare in relazione. mancano le competenze per far ciò. Quindi questo lavoro è privo di una vera e propria pianificazione di una qualche strategia.

Questo porta a piccoli risultati o a risultati insignificanti che lasciano spazio solo alla frustrazione e alla convinzione che il web non è poi questa grande risorsa di cui tutti parlano.

In particolare le piccole e medie imprese, non ritengono di dover investire tempo e risorse da dedicare all’elaborazione di strategie di successo. D’altra parte non è facile fare una scelta in tal senso se non si conoscono bene quali risultati si possono ottenere.

Creare una strategia di successo vuol dire conoscere bene i meccanismi dei social network, delle comunità di relazioni nel web e della rete in genere.

Realizzare una strategia di successo vuol dire mettere in atto diverse azioni, anche fallimentari, che però permettano la messa a punto delle attività più idonee per il raggiungimento degli obiettivi.

Però non esistono strategie di successo se non ci sono obiettivi chiari da raggiungere, e questo è uno dei problemi che al momento mi sembra affacciarsi più di ogni altro tra le imprese. Mancanza di obiettivi e confusione tra piani strategici e finalità delle attività da mettere in campo. Così spesso l’imprenditore è alla ricerca della grande idea comunicativa di successo invece di pensare all’impresa nel suo insieme. Insomma è uno sbocciare di pagine facebook e profili twitter che poi vengono più o meno abbandonati strada facendo.

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Parliamo di social network

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Vi segnalo questo incontro che si terrà mercoledì 12 dicembre ore 18,30 a Bologna alla BIBLIOTECA RUFFILLI in Vicolo Bolognetti 2 a cura di WebLibero.
Si tratta di un nuovo incontro dedicato alla rete, che indagherà sul mondo dei social network.

Insieme ad Anedo Torbidoni di WebLibero provereremo ad interrogarci su alcune questioni cruciali del mondo dei social network. Questioni che ci permetteranno di comprendere la direzione verso cui si muove la rete.

Possiamo fermarci a Facebook e Twitter o proviamo a comprendere cosa ci sta dietro l’esigenza del mettersi in relazione, di fare comunità oggi, della nascita di nuovi sn?

Quali sono i meccanismi che permettono lo sviluppo di una rete comunicativa efficace legata ad una città o a un territorio?

Quali sono le esigenze dei vari attori in gioco e quale applicazione web può garantire un flusso comunicativo diverso per obiettivi, ruoli e responsabilità?

Non meno importante è comprendere cosa significa partecipazione, soprattutto quando parliamo di comunità di cittadini e di istituzioni pubbliche. Quali sono i problemi tecnologici e di comunicazione che vanno affrontati per sviluppare la progettazione partecipata?

Basta pensare come è cambiato il nostro approccio ai social network più famosi da quando li abbiamo utilizzati la prima volta ad adesso. Come sono cambiati gli stessi e come continuano a mutare.
Queste sono alcune riflessioni che WebLibero mette in campo per affrontare il tema dei sn, ma ci aspettiamo che altre domande e risposte verranno dai partecipanti.

Editoria e la sua crisi

il 2012 si avvia verso la chiusura e a parte una auspicabile impennata delle vendite sotto le vacanze natalizie, gli editori possono già tirare le somme dell’anno.

Se prendiamo il dato relativo al 2011 pubblicato recentemente in rete, qui potete leggere quello di OpendataBlogSole24ore, che riporta i dati dell’AIE la crisi si fa sentire in modo forte. I libri stampati sono in forte calo, mentre in crescita sono le vendite di libri online e quella di ebook. Soltanto che la crescita esponenziale in termini percentuali è di fatto abbastanza piccola in cifre assolute.

Per quel che riguarda il 2012, ad ascoltare alcune voci in ambito editoriale, pare che la crisi continui con lo stesso andamento e forse più forte. Rimane il dato di crescita del digitale, sia come vendita online che di ebook.

Il fenomeno del selfpublishing è in aumento e spesso viene associato alla distribuzione in forma gratuita.
Ci sono applicazioni come ebook search, per fare un esempio, che mette a disposizione qualche milione di titoli in inglese ma ancora poche centinaia in italiano.

Questa tendenza verso il digitale rappresenta un futuro prossimo con il quale gli editori sanno di dover fare i conti. Al momento l’attegiamento più diffuso degli editori è quello di digitalizzare i libri di carta. Gli editori, grandi in particolare, ma anche più piccoli, sanno di dover entrare in qualche modo in questo mercato che si ingrandirà abbastanza in fretta.

Come già detto, la presenza sul digitale rimane ancora un tentativo e non una strategia ben definita, soprattutto perché è ancora un fenomeno in via di sviluppo che può prendere strade ancora non conosciute e poco prevedibili.
Penso, come già detto in altri post in questo blog, ad avere un ruolo importante nello scenario futuro saranno gli editori che creano i loro contenuti direttamente in digitale, o meglio pensati ed ideati in digitale e per il digitale.

La sfida più grossa sarà quella di dover immaginare nuove forme di organizzazione dei contenuti approfittando della multimedialità a disposizione del digitale.

Non meno importante, anche la sfida d’immaginare nuovi modelli di business applicati a nuovi eventi digitali che non chiamerei più prodotti. Non bastano timidi tentativi ma c’è bisogno di una strategia ben definita d”investimenti sull’editoria digitale.

Africa Africa

Stasera in mostra le maschere e le pantere di Martina Merlini, belli i disegni e bello l’allestimento. Una parte dei disegni sono stati realizzati direttamente sul muro. Una bella mostra che presentiamo a Ram Hotel. Seguendo la linea editoriale che ci contraddistingue nel seguire nuovi autori, interessanti e particolari.

la mostra sarà anche l’occasione per parlare di un nuovo progetto, RAMTIME che nasce in collaborazione con Tempi Digitali. Ci occuperemo di comunicazione e prevalentemente sul web.
Tra le prime proposte di cui ci occuperemo c’è Madein CASTELVOLTURNO un’idea nata all’interno della cooperativa Altri Orizzonti.

Si tratta di una sartoria sociale, situata in un’abitazione confiscata alla camorra. In questa sartoria, alcune donne africane si stanno ricostruendo un nuovo percorso di vita riemergendo da una situazione precedente di violenza, Donne africane e italiane insieme propongono un progetto di legalità che nella terra dove solo qualche anno prima la camorra ha ucciso diversi ragazzi africani, dove Jerry Masslo è stato ucciso perché si batteva per i diritti dei lavoratori stranieri, rappresenta una grande sfida che non vuole far leva solo sul tema dell’impegno sociale ma vuole essere un esempio di impresa di tutto rispetto. Noi saremo al loro fianco in questo bel progetto.

Crossmedialità ed editoria

Più volte ho parlato di editoria e della sua trasformazione con il  web, ho dedicato una sezione proprio a questo.
in questo caso vi presento un video molto interessante che parla di crossmedialità. Un concetto molto importante per chi è interessato allo sviluppo della nuova editoria.
Infatti con crossmedialità s’intende l’interazione tra i diversi media e questo avviene soprattutto grazie al digitale che è capace di metterli in relazione.
Nel video Edoardo Fleischner, docente di Nuovi media e comunicazione, spiega come la crossmedialità dei nuovi media rende necessaria un’attenta pianificazione di qualsiasi contenuto editoriale.
Questa pianificazione precede la consapevolezza che un nuovo prodotto editoriale deve essere immaginato per essere distribuito attraverso diverse vie. Dal web, dai smartphone, televisione tradizionale o la carta stampata. Tutto ciò deve essere progettato con la consapevolezza che queste piattaforme utilizzano format e linguaggi diversi, da far convergere in un unico contenuto.
Il nuovo editore deve immaginare al prodotto non più con un unico format ma pianificarlo per i diversi format e i diversi linguaggi.

Rullo di tamburi, squillo di trombe…

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è in arrivo il manuale del lettering, parole disegnate nel fumetto, edizione Tunué.

Dopo un lento e lungo periodo di lavorazione ho tra le mani il libro a cui ho lavorato tanto. fa un certo effetto vederlo così tutto ben curato nella sua veste grafica. Dopo aver avuto davanti gli occhi per tanto tempo il blocco notes dell’Iphone con il quale ho scritto tutti i testi del libro. Sono tante le persone che hanno collaborato e tanti i libri che ho comprato per farmi un idea dei tanti modi di fare lettering. Quello che non ho fatto è stato scrivere una storia del fumetto attraverso il lettering, ma ho attinto da diversi periodi storici e da stili più disparati. Ci saranno assenze più o meno clamorose e presenze di illustri sconosciuti ma ho messo tutto quello che ho ritenuto utile e necessario alla descrizione degli argomenti trattati. Ci sono due interviste molto interessanti a due esperti, Francesca Biasetton per la calligrafia e Andrea Accardi per un po’ di storia e suggerimenti sul lettering. Ad Accardi ho fatto un’intervista video e nel libro trovate i codici QRc per vederli direttamente dal cellulare. Qualcosa che può interessare a molti è la storia del letterista scomparso, colui che insegnò a Will Eisner a fare il lettering. Questa è stata una segnalazione che ha riportato Diego Ceresa, noto letterista, ad un bel dibattito tenutosi a Lucca durante il festival. Qui il link al libro dove trovate anche un’anteprima. Mentre da questo link andate al blog dedicato al lettering per il fumetto. Adesso che è terminata la fatica mi rilasso pensando alla prossima avventura che sarà un fumetto.

Stalag XB a Livorno

Il segno e la parola. Raccontare l’8 settembre. Questo è il titolo dell’iniziativa che mi vede coinvolto con il mio fumetto Stalag XB a Livorno. A più di 3 anni dall’uscita del libro continuano le occasioni per parlare della questione IMI tante volte affrontata in questo blog. Per me questo libro è stata l’occasione per scoprire una storia familiare e più collettiva che fino a poco tempo fa non conoscevo. Ma non sono il solo ad averla conosciuta molto tardi, infatti la storia degli internati militari italiani è una storia poco nota a dispetto del grande numero di persone coinvolte, più di 700.000 militari deportati. Ancora oggi mi capita spesso di ricevere mail di parenti di IMI che come me scoprono molto tardi la storia dolorosa del loro parente. Non è di rado che queste storie vengono fuori grazie a un diario o a qualche lettera ritrovata dopo la morte dell’ex deportato. Insomma storie nascoste o dimenticate perché quei militari al loro ritorno in Italia dai lager nazisti non furono degnati di alcuna considerazione. Il riconoscimento del loro ruolo di resistenti è storia di poco tempo fa. Di tutto questo ne parlerò a Livorno il 7 settembre – ore 16.00, presso la Circoscrizione 4 in Via Menasci, 4. Interverranno l’assessore Mario Tredici e Catia Sonetti che parlerà di cinema e memorie di fronte all’8 settembre. L’iniziativa è organizzata dall’Istoreco, dal Comune e dall’Anpi di Livorno. Qui tutti i dettagli.

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Liberi diritti su Comicout

Vi segnalo questo articolo interessante sul blog di Comicout a proposito dell’iniziativa di un autore giapponese, Shuho Sato, di liberare i suoi diritti d’autore a partire dal 15 settembre.

La notizia non interessa solo il mondo del fumetto ma tutta l’editoria in genere e vi suggerisco di leggerla. Io ho postato il mio commento direttamente nel blog.

A proposito di web e diritti d’autore io ho scritto alcuni articoli che potete leggere nella sezione web ed editoria digitale.

Il lettering nel corso di linguaggi del fumetto

Sono già 3 anni che insegno Lettering al biennio di Linguaggi del fumetto dell’Accademia di Belle arti di Bologna. Il lettering per il fumetto è da sempre il lavoro che mi identifica nel mondo del fumetto. Da quando nel 1995 con Andrea Accardi ho aperto lo Studio RAM per cominciare l’avventura del lettering digitale. Oggi non mi capita quasi più di fare materialmente del lettering, mi occupo di elaborare font per il fumetto, organizzare il lavoro dello studio, di comunicazione sul web, qui trovate tutto. Il lavoro si trasforma e sempre nuove sono le sfide che si presentano. Qualche anno fa, quando ho saputo che in Accademia cercavano un insegnante di lettering, ho pensato che poteva essere un’esperienza interessante. In fondo dovevo raccontare ai ragazzi il lavoro che da anni svolgevo tutti i giorni.
Devo ammettere che il primo giorno d’insegnamento ero emozionato e in parte preoccupato, tornavo da insegnante nello stesso luogo dove ero stato da studente. Poi, non sapevo bene che tipo d’esperienza mi sarei trovato ad affrontare, una cosa è svolgere la professione del lettering ed un’altra è insegnarla . Oggi, appena terminati gli esami da qualche giorno del terzo anno d’insegnamento, mi sento molto soddisfatto per questa bella esperienza. Penso che insegnare è sapere ascoltare e ridefinire costantemente nuovi obiettivi insieme agli studenti. Penso di esserci, almeno in parte, riuscito, a confermarlo è l’entusiasmo degli studenti quando guardiamo il loro lavoro. Il confronto con i ragazzi mi ha dato molti stimoli e tanta voglia di continuare questo lavoro. Ogni anno modifico il corso, aggiungo o tolgo qualche passaggio, faccio piccole variazioni per dare il meglio nel tempo a mia disposizione.
Mi piace soprattutto quando gli studenti dopo un lungo percorso di disegno a mano libera delle lettere e il processo di digitalizzazione tramite il programma FontLab, scoprono con gioia di avere realizzato qualcosa che non immaginavano di poter fare. Vedere il loro font nei loro fumetti, poter variare il disegno delle lettere, adattarlo alle loro esigenze, aggiungere qualità al loro lavoro è un piccolo traguardo che li aiuta nel loro percorso di ricerca sul linguaggio del fumetto. Da poco è nato il sito del corso dove è possibile vedere i lavori degli studenti del biennio e dove è possibile farsi un’idea del lavoro che realizziamo insieme agli altri docenti. Da qui lo potete visitare.

Mentre nel blog paroledisegnate vengono pubblicati e commentati i font degli studenti. Nell’immagine la foto delle prove di disegno realizzate da Lucréce (Lucrezia Buganè).

Self-publishing e l’editoria

Nell’immagine potete vedere l’interessante studio realizzato da Giovanni Peresson dell’Associazione Italiana Editori a proposito di autopublicazione, stampa digitale, print on demand e custom printing. Una definizione di questi termini ci aiuterà a capire meglio di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento editoria e stampa digitale. Nell’articolo di eFFe su Ledita.it  si fa presente che “si equipara molto più correttamente l’autopubblicazione alla stampa fai-da-te o self-printing; in questo senso il concetto di ‘pubblicazione’ si sovrappone a quello di ‘disponibilità’ e ‘fruizione’:” Poi continua,  “autoedizione o self-publishing concerne più da vicino la pratica del lavoro editoriale. Da tempo sostengo che l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori; un modo per rendersene conto è adottare la prospettiva di quei self-publishers che prendono sul serio il proprio lavoro.” Nell’articolo aggiunge che per l’editoria “esso rappresenta una sfida di autocritica, di riforma, d’innovazione.”
Aggiungo che il self-publishing non è un fenomeno di breve durata che può essere facilmente riassorbito dall’editoria tradizionale, ma diventerà un modello diffuso, soprattutto da coloro a cui piace promuovere il proprio lavoro.  Questo fenomeno non è in contrasto con gli interessi dell’editoria.
Oggi ragioniamo su un mercato fatto di libri acquistati per lo più in libreria e da qualche anno anche su internet. Forse l’errore è quello d’immaginare il mercato/lettori come un numero definito a cui fare riferimento. l’equivalenza più autori pubblicano da soli meno libri vende l’editore penso sia errata. Infatti l’aumento di offerta secondo me raggiunge pubblici diversi ed è qui che l’editore deve apprendere dal self-publishing di successo. Scoprire che si può comunicare in modo diverso ma non solo, che si può offrire qualcosa in più oltre al libro. Non è una banale questione di marketing, non basta un pizzico di social network. Penso sia una questione di tipi e qualità di servizi offerti all’autore e al lettore. Quindi l’editore non potrà essere semplicemente colui che permette ad un autore di stampare un libro e portarlo in libreria ma dovrà aggiungere altre cose, e queste cose le deve inventare l’editore intraprendente.
L’editore dovrà creare una forte alleanza con il lettore, ascoltarlo, proporre occasioni d’incontro e di confronto. Organizzare workshop con gli autori, mostre, dibattiti e dimostrare con i fatti la propria disponibilità. Questo non vuol dire assecondare i gusti più commerciali, anzi, la rete in particolare richiede maggiore definizione e più caratterizzazione e riconosce la qualità. Perché il lettore quando ha la possibilità di scegliere può fare confronti e scegliere il meglio. L’editore deve immaginare nuove proposte che viaggeranno insieme al libro, soprattutto quando come immagino, in un futuro abbastanza vicino, il libro in digitale viaggerà gratis sulla rete. L’editore che comincia a proporre nuove offerte, che sperimenta nuovi modelli di confronto ma anche di monetizzazione sarà preparato ad affrontare i nuovi scenari dell’editoria. L’editore ha una storia importante e un ruolo importante che va declinato in un modo nuovo tutto da creare, questa è la scommessa a cui è chiamato insieme agli autori.
Potete leggere l’intero articolo di eFFe, mentre da qui scaricate l’interessante studio dell’AIE nel loro sito trovate altri interessanti contributi.

A questa pagina trovate altri miei contributi sul tema dell’editoria digitale e il web.