Archivi categoria: Studio RAM

Realizzare un video scribing

Vi segnalo questo video molto interessante che abbiamo realizzato con RamTime per CSAPSA

Realizzare questo video è stato molto piacevole e anche divertente, lavorare in gruppo è stata un’ottima esperienza e il risultato mi sembra molto soddisfacente.
A questo link potete leggere a proposito di CSAPSA

Per cominciare siamo partiti dalla definizione delle parole chiave dei concetti da comunicare, per poi passare alla parte più creativa dove abbiamo cercato di rappresentare con immagini e parole i concetti stabiliti precedentemente.
Poi Gabriele Peddes dopo aver preso un bel po’ di appunti ha proposto una bozza disegnata della sceneggiatura che avevamo stabilito.
A quel punto abbiamo lavorato in gruppo ridefinendo sia i testi che i disegni soprattutto nei passaggi da una scena all’altra. Il confronto è partito fin da subito con Gisella Gaspari la videomaker che ha realizzato sia le riprese che il montaggio finale. Con lei abbiamo anche dovuto affrontare i problemi tecnici relativi a questo tipo di animazione, il ritmo serrato del lavoro e l’affiatamento del gruppo di lavoro ha permesso di superare ogni ostacolo che incontravamo strada facendo. Abbiamo improvvisato anche un cavalletto dall’alto per una ripresa del tavolo da lavoro posto sul piano orizzontale per poi passare ad una più semplice (per la ripresa ma non per il disegnatore) verticale su parete.  Stabilito il tutto e ritoccato anche i testi abbiamo cominciato a girare e poi montato e rimontato il tutto.

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Alla fine abbiamo inserito la voce fuoricampo e gli effetti audio e confezionato il video per benino. Voglio citare tutte le persone che a vario titolo hanno partecipato alla realizzazione del video, Francesco Sardano, Marco Tamagnini, Giovanni Mattioli, Gabriele Peddes, Gisella Gaspari, Anedo Torbidoni, Giorgio De Blasio e me. Un grazie a tutti quanti di Ram e RamTime che hanno visto e rivisto il video e dato suggerimenti preziosi fino all’ultimo secondo prima della presentazione del video.
Qui potete leggere qualcosa a proposito di FARETE uno spazio delle realtà imprenditoriali del territorio bolognes dove è stato presentato il video.

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Amazon e il Washington Post

WashingtonPost_AmazonLa notizia la conoscete già, se fate un giro sui giornali online trovate molti altri dettagli, Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha acquistato il Washington Post per una cifra che si aggira intorno ai 250 milioni di dollari.
Parliamo di un quotidiano molto importante autore di scoop storici, come quello del Watergate. Non è il primo caso eclatante, infatti John W. Henry, il proprietario della squadra di baseball dei Red Sox, ha acquistato il Boston Globe per 70 milioni di dollari. Precedentemente comprato nel ’93 per 1,1 miliardo di dollari dalla New York Times Company.

Entrambe le operazioni sono il frutto della forte crisi della carta stampata.

Un tempo si compravano i giornali per leggere le notizie, oggi le notizie si trovano gratuitamente online.

Questo stravolgimento coglie ancora impreparati la gran parte dei quotidiani che sperimentano sistemi per far comprare i giornali ai lettori. Tutti i grandi editori di giornali stanno cercando di capire come creare nuovi modelli di business attraverso il web. Però ancora non sembra che ci siano soluzioni in vista.

Se gli utenti non comprano i giornali, perché qualcuno è disposto a spendere grandi cifre per divenire proprietario di testate giornalistiche su carta?

Forse perché quotidiani di grande prestigio internazionale sono garanzia di grande flusso di utenti che pur cercando le notizie gratuitamente preferisce e premiano l’autorevolezza all’improvvisazione o al copia incolla (tipo quello che ho fatto io per descrivere la notizia all’inizio del post).

Quindi grande flusso di utenti rappresenta grande possibilità di vendita per chi ha qualcosa da vendere online.
Opportunità per chi sa seguire ed interpretare l’esigenza degli utenti della rete. Per chi comprende le trasformazioni che il web sta imprimendo nelle abitudini degli utenti. Perché internet porta con se delle trasformazioni anche nella vita reale e diventa opportunità per esprimere meglio e più liberamente i propri contenuti. Ad esempio le proteste sociali, ambientali corrono sulla rete mentre la politica tradizionale non riesce a seguire il linguaggio della rete e si preoccupa di contenere e controllare la comunicazione.

Allora un’azienda come Amazon che vende libri, ebook e gradualmente comincerà a vendere servizi e pubblicità vede in questo flusso di utenti, attento anche all’indipendenza dell’informazione, un nuovo importante canale per sperimentare nuove forme di comunità a cui proporre anche qualcosa da comprare. Non voglio apparire un entusiasta dell’operazione commerciale di Jeff Bezos, vedremo cosa farà con il Washington Post, posso dire che sarà nel suo interesse e in quello della sua azienda non imbrigliare il giornale. Se il WP vorrà parlare male di Amazon sarà suo interesse tutelare la libertà del giornale.

Insomma tutto l’opposto dell’immagine che ho messo in testa al post. Non un unica azienda ma aziende diverse e alleate.

i grandi colossi della rete, Google, Facebook, Amazon sanno che devono conquistare nuovi utenti, regalargli continuamente occasioni per legarli a se. Questa è la loro forza, avere milioni di utenti che leggono, guardano, ascoltano, commentano, giocano nelle loro pagine.

Questi utenti diventano i loro acquirenti e contemporaneamente il pubblico a cui offrire le pubblicità/offerte commerciali delle aziende private in cerca di nuovi clienti/utenti.

La scommessa sui nuovi modelli di business la vince chi è disposto a mettere in sinergie soggetti/comunità apparentemente diversi tra loro. Chi è disposto a stravolgere il concetto della vendita tradizionale, io ti vendo una cosa e tu mi paghi.
Sarà diverso, io ti propongo un’idea, fai parte di una comunità, puoi contribuire a migliorarla, puoi criticarla e potrai usufruire gratuitamente dei servizi, solamente dovrai aiutarci a portare avanti questo progetto. Quindi abbiamo bisogno del tuo contributo (dei tuoi soldi, del tuo lavoro, della rete dei tuoi amici ecc ecc).

Sempre di più cresce il peso dell’opinione pubblica del fruitore/cliente. Il loro giudizio assume sempre più valore, e l’impegno etico di un ente privato o pubblico diventa cartina di tornasole. Infatti le imprese che integrano le questioni sociali, ambientali, etiche, i diritti umani e ascoltano le sollecitazioni dei consumatori e delle comunità di riferimento si trovano avvantaggiati nelle loro operazioni commerciali.

Queste cose vanno fatte rispettando i reali interessi di chi si vuole aiutare e non possono essere delle azioni finte e di facciata. C’è bisogno di autorevolezza e indipendenza, come certe testate giornalistiche possono garantire (Washington Post ad esempio). Al contrario, quando testate come la RAI alla rincorsa del banale, dimenticando di avere o di avere avuto grandi autori, propone programmi di dubbio gusto sui profughi con dei testimonial che nulla hanno a che fare con il problema ottiene solo delle grandi polemiche.

Quindi il giornalismo non deve temere il web ma deve cogliere l’occasione per sperimentare nuove forme di linguaggi e creare nuove alleanze con i propri lettori, comunità attive. Sarà compito del nuovo editore sperimentare nuovi modelli di business. Questo vale non solo per i grandi colossi ma anche per i più piccoli. Infatti, piccoli editori, associazioni, cooperative sociali che si occupano di cultura, ambiente e sociale trovano in se stessi i valori da comunicare agli utenti/clienti e l’autorevolezza è data dal loro lavoro nel tempo. Devono semplicemente rendersi conto che le cose sono cambiate e puntare su se stessi. Adesso lo spazio c’è.

la pesca, la rete e RamTime

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Vi segnalo questo breve ma intenso post del blog di RamTime.

la riflessione è molto interessante, perché pone l’attenzione sull’atteggiamento di tanti imprenditori, editori e altre figure che si affacciano alla rete pensando di ricavare grandi guadagni con zero investimenti, oppure senza pensare che la rete va gestita e curata quotidianamente. Buona lettura.

Scribing che passione

Con “scribing” si intende la tecnica usata per visualizzare concetti in fornato grafico. Cioè con il disegno si rappresenta alcune idee o concetti che solitamente una voce fuori campo o un narratore vuole spiegare agli utenti. Questo tipo di comunicazione è molto efficace perché fa collaborare la voce e il disegno con l’obiettivo di rendere semplice e immediato ciò di cui si sta parlando.
Lo scribing viene usato sia per convegni, conferenze, dove un disegnatore illustra in diretta i concetti espressi dall’oratore oppure si tratta di video che fanno vedere come un’animazione il disegno che l’illustratore realizza.
Di solito questi disegni contengono delle scritte che focalizzano l’attenzione dell’utente.
Nel processo comunicative sempre più frequentemente si afferma l’esigenza di una sintesi grafica ma anche scritta, penso a tumbir e twitter.
La sintesi è sinonimo di immediatezza e di focalizzazione a cui poi segue l’approfondimento e l’analisi. Ma il punto di partenza è sempre più spesso un segno, una parola di sintesi di concetti immediati. Gli hashtag sono l’esempio più eclatante.

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Tornando allo scribing, credo che l’utilizzo di questa tecnica molto efficace sempre più avrà maggiore impiego nella comunicazione.
Qui di seguito vi riporto il video che abbiamo realizzato per Ramtime,
i disegni sono di Gabriele Peddes e la parte video di Gisella Gasperi.

Mentre qui vi riporto una foto di uno scribing realizzato durante una conferenza, quindi in diretta, disegnato da Gianluca Constantini.

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Improvvisare o pianificare?

Sempre più si diffonde tra le aziende la necessità di attivare una comunicazione verso l’esterno, solitamente utilizzando i social network più diffusi come facebook o Twitter ma anche altri, Linkedin, Foursquare, ecc ecc.
Questo tipo di attività mira a marcare una presenza in rete del brand e delle attività messe in campo dall’azienda. Servizi commerciali, libri o presentazioni di libri se sono editori, eventi, incontri ecc ecc.

In genere viene individuata una persona all’interno dell’azienda che dedica qualche ora la settimana contemporaneamente alla sua normale attività. Poi viene anche affiancata spontaneamente da altri collaboratori, tutti uniti dall’obiettivo comune del miglioramento economico della loro azienda.

Questo approccio non lo considero molto efficace, perché solitamente si mettono in campo iniziative spontanee e poco incisive. Non c’è un lavoro per l’individuazione delle comunità di riferimento con cui entrare in relazione. mancano le competenze per far ciò. Quindi questo lavoro è privo di una vera e propria pianificazione di una qualche strategia.

Questo porta a piccoli risultati o a risultati insignificanti che lasciano spazio solo alla frustrazione e alla convinzione che il web non è poi questa grande risorsa di cui tutti parlano.

In particolare le piccole e medie imprese, non ritengono di dover investire tempo e risorse da dedicare all’elaborazione di strategie di successo. D’altra parte non è facile fare una scelta in tal senso se non si conoscono bene quali risultati si possono ottenere.

Creare una strategia di successo vuol dire conoscere bene i meccanismi dei social network, delle comunità di relazioni nel web e della rete in genere.

Realizzare una strategia di successo vuol dire mettere in atto diverse azioni, anche fallimentari, che però permettano la messa a punto delle attività più idonee per il raggiungimento degli obiettivi.

Però non esistono strategie di successo se non ci sono obiettivi chiari da raggiungere, e questo è uno dei problemi che al momento mi sembra affacciarsi più di ogni altro tra le imprese. Mancanza di obiettivi e confusione tra piani strategici e finalità delle attività da mettere in campo. Così spesso l’imprenditore è alla ricerca della grande idea comunicativa di successo invece di pensare all’impresa nel suo insieme. Insomma è uno sbocciare di pagine facebook e profili twitter che poi vengono più o meno abbandonati strada facendo.