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Reinventare l’editoria

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Mi occupo da diversi anni di editoria per il fumetto. Soprattutto la fase di produzione. Ho visto come sono cambiati gli strumenti e le metodologie di lavoro grazie al digitale. Se penso proprio al mio lavoro nello specifico, il lettering, non avrei potuto farlo se non
fosse subentrata la grafica digitale nel processo di lavorazione dei fumetti. Di questo ne parlerò nel libro dedicato proprio al lettering per la Tunué.
Mentre adesso vorrei accennare al ricco dibattito che si sta svolgendo in rete a proposito delle profonde trasformazioni dietro l’angolo grazie al digitale. Considerazioni molto grossolane ma che rendono l’idea di quello che saranno gli scenari possibili per l’editoria. Innanzitutto, gli atteggiamenti molto diversi tra autori, editori e lettori.
I primi sono alla ricerca dei possibili sviluppi personali delle loro produzioni artistiche-letterarie, preoccupati dalla diffusione gratuita delle loro opere e l’illusione di una notorietà senza limiti a portata di click.
I secondi, preoccupati per la difficile situazione economica, si barcamenano nel giusto tentativo di far sopravvivere la loro creatura affascinati dall’idea della creazione del prodotto “best seller” del digitale, a costi contenuti e guadagni infiniti che li tirerà fuori dai guai.
i terzi che navigano a vele spiegate attraccando dove li porta il proprio interesse, preoccupati unicamente dal trovare buona qualità ad un prezzo contenuto. Per quest’ultimo soggetto l’offerta di avveniristiche emozioni digitali è quel
qualcosa in più che non guasta ma non sono il bottino principale della loro caccia.
Ho sintetizzato brutalmente e sono consapevole che ci sono tante altre posizioni diverse da quelle da me esposte, però mi serve per chiarire il mio punto di vista sulla questione. Gli editori più che perdere tempo a cercare il prodotto di successo per il digitale dovrebbero reinventare la loro professione. Rimettere in discussione i fondamenti del loro vecchio mestiere. Si, direi che il modo corretto per gli editori di rimanere a galla è quello di ridiscutere le strategie generali, dove il digitale è rappresentato non dalla creazione del best seller digitale o dai libri da trasformare in ebook ma dalla grande opportunità che la rete può offrire a chi ne sa cogliere la sua natura di luogo di condivisione, di rete orizzontale. Dove allacciare alleanze con i lettori, dove le relazioni non finiscono dopo l’acquisto di un libro, ma cominciano. L’editore deve pensare ad offrire dei servizi al lettore, servizi con tanta attenzione, la cura e la qualità del suo lavoro. L’economia dell’editore non è più esclusivamente la vendita di un prodotto digitale che il valore in rete viene percepito vicino allo zero, ma da un insieme di attività on e off line proposte e comunicate grazie alla rete. L’altra sera non avevo sonno e volevo ascoltare un audiolibro e mi sono messo alla ricerca con il mio smartphone. Quello che mi sembrava interessante costava tra i 10 e i 15 euro, alla fine ho optato per un gratuito podcast di fumetti in radio, Tex, produzione Rai 2. Tutto molto professionale e di qualità a costo zero. È probabile che se mi avessero chiesto un abbonamento di 1 euro al mese rinnovabile lo avrei pagato senza troppi problemi. Tutto questo per sottolineare che l’editoria è ad un bivio, o ripete l’errore delle case discografiche o cambia il modo di operare. Il libro digitale diverrà gratuito nella percezione futura degli utenti, quindi bisogna attrezzarsi per costruire nuovi modelli di bussiness. Immaginare diverse attività collaterali da affiancare al libro. Mostre, conferenze, progetti multimediali, gadgets, campagne di comunicazione, video, e altro, tutto da costruire e inventare, ma ad una sola condizione, la qualità. Che può essere il punto d’unione tra i diversi soggetti, citati prima. All’autore non resta altro che fare un buon lavoro, all ‘editore quello di creare i canali giusti per la diffusione e la comunicazione del progetto e al lettore il piacere di avere un qualcosa di buono tra le “mani” per cui vale la pena spendere qualche euro. La rete è l’enorme potenziale dove sperimentare tutto questo. Quindi, un consiglio agli editori e autori, piuttosto che perdere tempo ad immaginare il prodotto best seller, sperimentate nuove strade.

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Quota 5000

Pop dello scozzese John Millar Watt

Ritorno sulla questione “diritto degli autori ad essere pagati”, seguo con attenzione l’evolversi della tavola rotonda di Lucca che potete vedere qui. Dal blog di Claudio Stassi apprendo che si sta lavorando ad una bozza di contratto base. Questo è un passo importante, non tanto perché verrà utilizzato da tutti gli editori all’indomani della pubblicazione, ma per gli autori che potranno avere maggiore consapevolezza dei propri diritti. Poi ognuno sarà libero di firmare ciò che vuole. Ogni deroga a quel contratto può diventare un’opportunità di richiesta di contropartita per l’autore. Quindi siamo in attesa. Poi altra cosa è affrontare le tante problematiche dell’editoria (vendite, promozione, diritti internazionali, diritti digitali ecc) e non è il contratto degli autori a risolverli.

Un’idea a cui Matteo Casali mi accennava, durante il Cesena Comics, che mi pare molto interessante è la creazione di un’iniziativa di auto-sostegno e auto-sostentamento finanziata con iniziative pubbliche che sostiene con criteri tutti da stabilire gli autori in difficoltà. Ne parlerà lui in modo dettagliato nel suo blog.

Ribadisco però che l’obiettivo primario rimane la vendita, gli editori devono passare dalle 500 copie alle 5000 copie per titolo. Solo con numeri a tre zeri possiamo parlare di futuro editoriale per una casa editrice. Altrimenti parliamo di autoproduzione travestita da editoria professionale, con tutti gli svantaggi dell’autoproduzione e dell’editoria. Senza grossi numeri non esiste un’economia in grado di pagare tutti coloro che partecipano alla creazione di un libro. La prima mossa da fare per gli editori che vogliono ottenere questo risultato è smettere di sfornare novità in continuazione e dedicarsi alla promozione, almeno provarci.

Cesena Comics, fumetti che passione!

Tornato da Cesena Comics, belle giornate. Diversi incontri e tanti amici in giro per Cesena. Io sono stato ospite del liceo Righi che ha organizzato due incontri uno dietro l’altro perché erano tanti gli studenti. Insieme a me Elisa Rocchi, la macchina da guerra del Cesena Comics, la professoressa Roberta Ravaglioli che conosceva molto bene l’argomento dell’Internamento dei militari italiani e al secondo incontro ha partecipato anche l’assessore alla cultura del comune di Cesena Daniele Gualdi, che aveva letto il libro, il suo intervento ha toccato anche l’attualità e mai retorico. La mia sensazione è stata di avere a che fare con delle classi preparate e sicuramente molto disposte all’ascolto. Eppure non sempre è stato leggero l’incontro per via del tema. Poi i ragazzi si avvicinavano e mi hanno chiesto alcune dediche e fatto alcune domande, gli insegnanti molto gentili, mi hanno anche regalato delle pubblicazioni della scuola. Oramai sono veramente tanti gli incontri che ho fatto per presentare Stalag XB ma mi riserva sempre emozioni nuove. Un grazie speciale a Michele che mandava le immagini seguendo il mio intervento e a tutti i volontari del festival che mi hanno accolto con tanta simpatia.

Ho visto diversi incontri e autori tra venerdì pomeriggio e sabato. Piero Ruggeri, Roberto Grassilli, Gianni Barbieri, Giacomo Nanni, Matteo Casali, Andrea Plazzi, Fabio Gadducci, Denis Madri, Tuono Pettinato, Maria Teresa Soldani, Gianluca Pagliarani, Simona Bassano Di Tufillo, Davide Osenda, Paolo Bacilieri e ne dimentico sicuramente qualcuno.

Autori da mille euro

L’Agenzia Multimediale italiana (AMI) mi ha chiesto di scrivere in un breve testo il mio punto di vista su qualcosa di attuale che mi stava a cuore. Così ho pensato di raccontare, o meglio, presentare il disagio economico degli autori di fumetto. Non sono entrato nei dettagli, perché  è un testo rivolto anche a chi non conosce per nulla il settore. Credo possa essere un interessante riflessione sulle reali condizioni del nostro paese, dove non esistono settori privilegiati. Anche gli autori di fumetto come tanti altri che operano nella cultura sono in profonda crisi. Qui potete leggere questo mio breve intervento, mentre più avanti scriverò a proposito della tavola rotonda che si è svolta a Lucca e che ha fornito molti spunti interessanti. Altri miei interventi sul tema li potete leggere qui.

Tavola rotonda – Comunicato ufficiale

Abbiamo la data e l’ora della tavola rotonda fra autori, è stato pubblicato sul blog di Claudio Stassi che ne è l’organizzatore. Qui potete leggere anche i primi interventi previsti. L’invito a partecipare è rivolto al pubblico di addetti ai lavori. Come ho già scritto in svariati commenti in rete e in questo blog sarà un buon punto di partenza per comprendere meglio il fenomeno del lavoro nel mondo dei fumetti. Non è che l’inizio…

Lettera agli autori per la tavola rotonda di Lucca

Claudio Stassi scrive una lettera agli autori per invitarli alla tavola rotonda fra autori che si terrà per il Lucca Comics & Games 2010, organizzata da lui e Luca Boschi. Potete leggerla qui. Penso che questa iniziativa vada nella direzione di una presa di coscienza collettiva del proprio ruolo professionale. È l’inizio di un percorso che può fissare regole nei rapporti di lavoro. Soprattutto per questa categoria che fatica a definirsi. L’idea di essere dei singoli artisti un po’ in rivalità con altri non va più bene è giunto il momento di trovare soluzioni. Questo vale anche per tutti coloro che lavorano nel campo dei servizi all’editoria, penso a tanti autori che fanno lettering. Nel mio caso, sono riuscito ad attutire questa svalutazione del lavoro grazie al fatto che con il mio studio RAM, essendo in più persone gestiamo meglio il flusso di lavoro. Però, a forza di abbassare le tariffe, verrà il momento in cui non converrà continuare a fare questo lavoro. Sarà il momento in cui le case editrici perderanno collaborazioni di qualità ed esperienza e mi riferisco a tanti letteristi che lavorano da molti anni. Ovviamente il momento di discussione proposto da Claudio Stassi e Luca Boschi si incentra sugli autori, però lo vedo come un buon inizio per stimolare altri settori del fumetto alla discussione.

Fumetto e polemiche – autori vs editori

Andy Capp

Voglio segnalarvi alcune considerazioni e iniziative uscite su AFNews il sito di informazione sul fumetto. Si tratta del difficile rapporto tra autori e editori, che ultimamente sta tenendo banco nella rete nel mondo dei comics. La prima che vi segnalo è questa interessante considerazione sulla modalità di relazione, facendo notare come in Francia esistono organismi a cui ricorrono gli autori in caso di difficoltà, come i sindacati di categoria oppure agiscono attraverso l’azione legale. Mentre da noi va di moda urlare. Questo lo leggete qui. Bisogna dire che da noi l’azione legale è sinonimo di guerra aperta, di offesa personale. Ovviamente io non mi auguro che le relazioni tra editori e autori passino attraverso le vie legali, ma a volte potrebbero risolvere problemi, mentre da noi c’è la tendenza a soprassedere e a subire. Basti pensare al tempo impiegato a stilare un contratto tra editore e autore. Volete saperlo? Zero. Infatti gli editori hanno contratti fotocopiati da vecchi contratti e gli autori solitamente non li leggono. Questo è importante soprattutto adesso per quel che riguarda i nuovi supporti digitali. Anche qui AFNews ci segnala un interessante polemica tutta francese tra autori ed editori sui diritti per lo sfruttamento delle opere nel digitale (ebook, Ipad e simili).

Infine si informa che L’anonima fumetti segnala che è in atto un’indagine conoscitive a cura del Istituto di Ricerca Economica e Sociale della CGIL per  censimento delle lavoratori e lavoratrici che in forma autonoma o come dipendenti sono inseriti nel mondo delle professioni. Questa mi sembra un iniziativa interessante, se nel mondo del fumetto venisse recepita, avremmo dei numeri per comprendere meglio il fenomeno del lavoro nel nostro mondo.

Il mondo del fumetto si incontra a Lucca

Ritorno sulla questione pagamenti agli autori di fumetto per segnalarvi l’incontro degli autori a Lucca organizzato da Luca Boschi (leggere pure i commenti) e Claudio Stassi. Spero che possa diventare un occasione proficua per fare il punto della situazione. Non sarà facile individuare proposte risolutive però può essere l’inizio di una maggiore conoscenza della condizione lavorativa nel mondo del fumetto. Dai tanti commenti letti in questo mese mi sembra che emerga l’esigenza di arrivare all’appuntamento con un po’ di informazioni utili per avere un quadro più preciso della situazione. Lancio l’idea, non so se l’ho letta tra i vari commenti, di realizzare un questionario online che potrebbe raccogliere queste informazioni. Per la privacy e per garantire un corretto utilizzo, il database potrebbe essere gestito da enti riconosciuti come il Sindacato fumettisti (Gianfranco Goria) e/o il Centro Andrea Pazienza (Michele Ginevra).
Sarebbe già un piccolo passo se gli autori professionisti condividessero la loro esperienza con i giovani autori soprattutto sui contratti, che spesso vengono firmati senza essere letti o a lavoro concluso.
Inoltre non credo che nessuno abbia in mente di individuare negli editori il nemico da combattere, anzi mi auguro che gli editori, i distributori e tutti coloro che lavorano nel settore abbiano l’intelligenza di capirne l’importanza e trovino il modo per collaborare all’iniziativa. Questo vale anche per tutte le maestranze che in questo momento subiscono la crisi del settore: letteristi, editor, traduttori, correttori ecc ecc. Basti dire che nel 1998 per una pagina di lettering si andava daile 6.500 alle 13.000 lire (3,5 ai 6,8 euro) oggi si va dai 2 ai 4 euro e si parla di ulteriori abbassamenti. Considerata l’inflazione oggi siamo ad un quarto delle cifre del 1998.
Vi segnalo anche il post di Guglielmo Nigro su LoSpazioBianco con commenti molto interessanti. Questa seconda segnalazione apparentemente non ha nulla a che vedere con l’argomento pagamento autori. Però collego le due discussioni perché a mio avviso entrambe colgono da due punti di vista il problema del fumetto italiano: i fumetti vendono poco. Nigro si interroga su quale idea puntare per risolvere o migliorare il problema mentre gli autori ne constatano le conseguenze essendo le prime vittime.

Forse non c’è una sola idea risolutoria del problema ma intanto il solo muoversi per allargare il bacino di utenti sarebbe già un risultato. Vi chiedo: quante case editrici di fumetto conoscete che danno la stessa importanza alla produzione di fumetti e alla loro commercializzazione/promozione?

Insomma penso sia necessario avviare un importante azione di promozione del fumetto. Azione che ogni editore deve tenere presente se vuole continuare a pubblicare. Non basta solo produrre libri da mandare in tipografia ma occorre lavorare sulla promozione che non significa mandare spam online. Gli editori più grandi dovrebbero già prevederlo al loro interno, mentre i più piccoli potrebbero collaborare tra loro. Nella mia proposta precedente ho ipotizzato una formula di accordo tra autori, editori e distributori. Mi rendo conto che non è facile che ciò possa avvenire su larga scala, ma si potrebbe avviare qualche esperimento.

I fumetti come qualsiasi altra pubblicazione hanno bisogno di incontrare nuovi potenziali clienti, bisogna portare il fumetto fuori dalla riserva indiana. Questo vale anche per i grossi editori che in edicola vedono sempre più assottigliare le loro vendite.

Scommettere sul fumetto!

Mi sembra molto interessante la discussione aperta intorno alla figura professionale dell’autore di fumetti che leggo in alcuni blog. Figura che solo in piccola parte è retribuita per il suo lavoro. Sappiamo bene che chi percepisce una retribuzione solitamente lavora per prodotti seriali oppure stiamo parlando di Milo Manara. Infatti, il mestiere dell’autore di libri a fumetti è legato quasi esclusivamente alle famose royalties. Le case editrici danno come assodato il fatto di non dover pagare gli autori. L’investimento per loro è la stampa del libro. Se gli editori pagassero gli autori, quante copie dovrebbero vendere per arrivare alla fatidica soglia di pareggio? Adesso sono abituati a quella media di circa 500 copie che garantisce il rientro dalle spese. Questa cattiva abitudine di non pagare gli autori ha fatto si che gli editori non si occupano più di vendere i loro libri ma solo di stamparli, mandarli al distributore che li incalza per avere le novità e alimentare un mercato quasi morto con libri che dopo appena due tre mesi sono già vecchi. I libri vanno promossi e mantenuti in vita fino al loro esaurimento e se necessario alla ristampa successiva. Per fare ciò devono cambiare diverse cose, prima di tutto gli editori dovrebbero pretendere dai distributori una diversa politica sulle vendite, cioè, il libro non muore dopo due mesi ma solo se è un insuccesso. Poi devono puntare sulla promozione sia del libro sia dell’autore stesso. Continua a leggere