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Amazon e il Washington Post

WashingtonPost_AmazonLa notizia la conoscete già, se fate un giro sui giornali online trovate molti altri dettagli, Jeff Bezos, fondatore di Amazon, ha acquistato il Washington Post per una cifra che si aggira intorno ai 250 milioni di dollari.
Parliamo di un quotidiano molto importante autore di scoop storici, come quello del Watergate. Non è il primo caso eclatante, infatti John W. Henry, il proprietario della squadra di baseball dei Red Sox, ha acquistato il Boston Globe per 70 milioni di dollari. Precedentemente comprato nel ’93 per 1,1 miliardo di dollari dalla New York Times Company.

Entrambe le operazioni sono il frutto della forte crisi della carta stampata.

Un tempo si compravano i giornali per leggere le notizie, oggi le notizie si trovano gratuitamente online.

Questo stravolgimento coglie ancora impreparati la gran parte dei quotidiani che sperimentano sistemi per far comprare i giornali ai lettori. Tutti i grandi editori di giornali stanno cercando di capire come creare nuovi modelli di business attraverso il web. Però ancora non sembra che ci siano soluzioni in vista.

Se gli utenti non comprano i giornali, perché qualcuno è disposto a spendere grandi cifre per divenire proprietario di testate giornalistiche su carta?

Forse perché quotidiani di grande prestigio internazionale sono garanzia di grande flusso di utenti che pur cercando le notizie gratuitamente preferisce e premiano l’autorevolezza all’improvvisazione o al copia incolla (tipo quello che ho fatto io per descrivere la notizia all’inizio del post).

Quindi grande flusso di utenti rappresenta grande possibilità di vendita per chi ha qualcosa da vendere online.
Opportunità per chi sa seguire ed interpretare l’esigenza degli utenti della rete. Per chi comprende le trasformazioni che il web sta imprimendo nelle abitudini degli utenti. Perché internet porta con se delle trasformazioni anche nella vita reale e diventa opportunità per esprimere meglio e più liberamente i propri contenuti. Ad esempio le proteste sociali, ambientali corrono sulla rete mentre la politica tradizionale non riesce a seguire il linguaggio della rete e si preoccupa di contenere e controllare la comunicazione.

Allora un’azienda come Amazon che vende libri, ebook e gradualmente comincerà a vendere servizi e pubblicità vede in questo flusso di utenti, attento anche all’indipendenza dell’informazione, un nuovo importante canale per sperimentare nuove forme di comunità a cui proporre anche qualcosa da comprare. Non voglio apparire un entusiasta dell’operazione commerciale di Jeff Bezos, vedremo cosa farà con il Washington Post, posso dire che sarà nel suo interesse e in quello della sua azienda non imbrigliare il giornale. Se il WP vorrà parlare male di Amazon sarà suo interesse tutelare la libertà del giornale.

Insomma tutto l’opposto dell’immagine che ho messo in testa al post. Non un unica azienda ma aziende diverse e alleate.

i grandi colossi della rete, Google, Facebook, Amazon sanno che devono conquistare nuovi utenti, regalargli continuamente occasioni per legarli a se. Questa è la loro forza, avere milioni di utenti che leggono, guardano, ascoltano, commentano, giocano nelle loro pagine.

Questi utenti diventano i loro acquirenti e contemporaneamente il pubblico a cui offrire le pubblicità/offerte commerciali delle aziende private in cerca di nuovi clienti/utenti.

La scommessa sui nuovi modelli di business la vince chi è disposto a mettere in sinergie soggetti/comunità apparentemente diversi tra loro. Chi è disposto a stravolgere il concetto della vendita tradizionale, io ti vendo una cosa e tu mi paghi.
Sarà diverso, io ti propongo un’idea, fai parte di una comunità, puoi contribuire a migliorarla, puoi criticarla e potrai usufruire gratuitamente dei servizi, solamente dovrai aiutarci a portare avanti questo progetto. Quindi abbiamo bisogno del tuo contributo (dei tuoi soldi, del tuo lavoro, della rete dei tuoi amici ecc ecc).

Sempre di più cresce il peso dell’opinione pubblica del fruitore/cliente. Il loro giudizio assume sempre più valore, e l’impegno etico di un ente privato o pubblico diventa cartina di tornasole. Infatti le imprese che integrano le questioni sociali, ambientali, etiche, i diritti umani e ascoltano le sollecitazioni dei consumatori e delle comunità di riferimento si trovano avvantaggiati nelle loro operazioni commerciali.

Queste cose vanno fatte rispettando i reali interessi di chi si vuole aiutare e non possono essere delle azioni finte e di facciata. C’è bisogno di autorevolezza e indipendenza, come certe testate giornalistiche possono garantire (Washington Post ad esempio). Al contrario, quando testate come la RAI alla rincorsa del banale, dimenticando di avere o di avere avuto grandi autori, propone programmi di dubbio gusto sui profughi con dei testimonial che nulla hanno a che fare con il problema ottiene solo delle grandi polemiche.

Quindi il giornalismo non deve temere il web ma deve cogliere l’occasione per sperimentare nuove forme di linguaggi e creare nuove alleanze con i propri lettori, comunità attive. Sarà compito del nuovo editore sperimentare nuovi modelli di business. Questo vale non solo per i grandi colossi ma anche per i più piccoli. Infatti, piccoli editori, associazioni, cooperative sociali che si occupano di cultura, ambiente e sociale trovano in se stessi i valori da comunicare agli utenti/clienti e l’autorevolezza è data dal loro lavoro nel tempo. Devono semplicemente rendersi conto che le cose sono cambiate e puntare su se stessi. Adesso lo spazio c’è.

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Tutti licenziati i fotografi del Chicago Sun-Times

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La notizia è questa: tutti i 28 fotografi professionisti del Chicago Sun-Tmes sono stati licenziati. Il loro ruolo verrà affidato direttamente ai giornalisti che muniti di Iphone dovranno provvedere anche a fare le foto, faranno un breve corso per imparare l’uso del nuovo mezzo.
Ora la stessa notizia è stata presentata sul web in modo diverso a secondo di ciò che si voleva mettere in evidenza. Per diversi siti sull’apple è stato dato molto risalto al fatto che con l’Iphone, nuova tecnologia, si mettono in cantina le ingombranti reflex digitali per dare spazio ai pratici e multifunzionali Iphone.
Qualche altro sito ha dato peso al fatto che dei fotografi professionisti venissero licenziati per dare un taglio alla spesa con buona pace della qualità.

Questo episodio del Chicago Sun-Times, ottavo quotidiano negli Stati Uniti per diffusione delle copie, nato nel 1948 e vincitore di otto premi Pulitzer, mi fa riflettere su alcuni punti:
prima la questione dei costi e dei relativi tagli a scapito della qualità. La famosa spending review. E seconda non meno importante su ciò che intendiamo oggi per qualità e analisi del gusto medio nel campo delle immagini. Per intenderci lo chiamerei effetto Instagram.

Cominciamo dal primo punto: tagliare i costi perché c’è la crisi delle vendite vuol dire cominciare a ridurre sempre più le prosepettive di vita di una qualsiasi attività. Comprendo bene che bisogna evitare gli sprechi e questo è giusto, ma cosa diversa è pensare di superare la crisi stringendo sempre più la cinghia. Questa si chiama depressione. Quest’atteggiamento non aiuta a trovare soluzioni innovative per rispondere alla crisi. Pensando al giornale di carta che sempre più perde lettori non riesco a capire come diminuendo le pagine, non facendo correzioni di bozze e pubblicando foto brutte dovrebbero  frenare l’emorragia di lettori in corso. Detto questo, da qualche parte bisognerà pur cominciare a rispondere al problema crisi. Forse bisogna immaginare degli scenari diversi dove a farne le spese non sono i professionisti e la relativa qualità, ma bensi i vecchi sistemi basati su modelli di business che non funzionano più. Innovazione vuol dire sperimentare e non semplicemente riportare l’analogico sul digitale ma pensare in digitale. immaginare nuovi servizi, nuove forme di condivisioni e partecipazione. Vuol dire immaginare un nuovo modo di fare il giornale e non mettere qualche calendario con donnine nude a finaco delle notizie per avere un aumento di visitatori. Un giornale di carta non può pensare di risolvere la sua crisi tagliando i professionisti e lasciando spazio all’improvvisazione, perché oggi con il digitale la possibilità di scegliere è aumentata e il lettore può trovare facilmente la qualità con un click. Il Chicago Sun-Times  ha vinto anche dei premi Pulitzer proprio per la fotografia e oggi licenza i fotografi. Forse ha fatto un’indagine, e qui passiamo alla seconda riflessione, che il gusto medio dei suoi lettori e non solo loro si è adeguato al nuovo stile instagram. Foto quadrata stile vecchia polaroid con effetti vari di colore. Oggi, chiunque ha uno smartphone ha la possibilità di scattare una foto e ritoccarla con i vari filtri a disposizione e poi condividerla nei vari social network. il risultato di queste elaborazioni sembra sempre abbastanza accettabile, anche una foto casuale o accidentale può diventare “bella”. però se analizziamo un po’ l’immagine ci accorgiamo che per la maggior parte delle volte non si tratta di belle foto, ma semplicemente di filtri molto esasperati che richiamano un nostro gusto estetico che sempre più prende piede. Un gusto un po’ pubblicitario, un po’ da reality. Insomma qualcosa che ci fa sembrare quelle immagini importanti, come quelle che possono fare dei fotografi veri. In realtà è il nostro gusto estetico che si sta appiattendo sempre più e il continuo flusso d’immagini non ci permette più di avere un momento di pausa. così qualsiasi cosa ci va bene, basta saturare i colori, esasperare i contrasti, qualche effetto nei bordi da vecchia pellicola briciacchiata e siamo contenti. io sono il primo ad usare questi filtri, lo ammetto, ma li uso per l’aspetto ludico e di condivisione con amici.
Una sera ascoltavo il fotografo Tano d’Amico parlare dell’attuale produzione d’immaginario fotografico, lui si riferiva ai movimenti sociali, e diceva di come sempre più c’è un’appiattimento al gusto dominante del consumo e del commercio. Manca la capacità di creare nuovi immaginari. Oggi con i cellulari durante manifestazioni di strada ci ritroviamo davanti a foto tutte uguali. come se non riuscissero più a raccontare qualcosa d’interessante. Quel qualcosa che solitamente un professionista della foto sa cogliere mentre un dilettante con instagram non può farlo a meno di una sua particolare sensibilità o casualità.
Questo per me è il secondo errore del Chicago Sun Times. La mediocrità di produzione fotografica farà un ulteriore danno al giornale. Innovazione tecnologica, il digitale e la rete sono nuove possibilità per i professionisti di qualità. Investire sulla qualità e su nuovi servizi innovativi che trasformino l’idea di giornale in qualcosa di nuovo, gratuito e condiviso sarà l’inizio di un nuovo modo di lavorare per trovare soluzioni e nuovi modelli di business ancora da inventare.
Altrimenti se proprio vogliamo portare alle estreme conseguenze il ragionamento del Sun Times, licenziamo pure i giornalisti tanto basta un copia e incolla da internet.

Editoria e la sua crisi

il 2012 si avvia verso la chiusura e a parte una auspicabile impennata delle vendite sotto le vacanze natalizie, gli editori possono già tirare le somme dell’anno.

Se prendiamo il dato relativo al 2011 pubblicato recentemente in rete, qui potete leggere quello di OpendataBlogSole24ore, che riporta i dati dell’AIE la crisi si fa sentire in modo forte. I libri stampati sono in forte calo, mentre in crescita sono le vendite di libri online e quella di ebook. Soltanto che la crescita esponenziale in termini percentuali è di fatto abbastanza piccola in cifre assolute.

Per quel che riguarda il 2012, ad ascoltare alcune voci in ambito editoriale, pare che la crisi continui con lo stesso andamento e forse più forte. Rimane il dato di crescita del digitale, sia come vendita online che di ebook.

Il fenomeno del selfpublishing è in aumento e spesso viene associato alla distribuzione in forma gratuita.
Ci sono applicazioni come ebook search, per fare un esempio, che mette a disposizione qualche milione di titoli in inglese ma ancora poche centinaia in italiano.

Questa tendenza verso il digitale rappresenta un futuro prossimo con il quale gli editori sanno di dover fare i conti. Al momento l’attegiamento più diffuso degli editori è quello di digitalizzare i libri di carta. Gli editori, grandi in particolare, ma anche più piccoli, sanno di dover entrare in qualche modo in questo mercato che si ingrandirà abbastanza in fretta.

Come già detto, la presenza sul digitale rimane ancora un tentativo e non una strategia ben definita, soprattutto perché è ancora un fenomeno in via di sviluppo che può prendere strade ancora non conosciute e poco prevedibili.
Penso, come già detto in altri post in questo blog, ad avere un ruolo importante nello scenario futuro saranno gli editori che creano i loro contenuti direttamente in digitale, o meglio pensati ed ideati in digitale e per il digitale.

La sfida più grossa sarà quella di dover immaginare nuove forme di organizzazione dei contenuti approfittando della multimedialità a disposizione del digitale.

Non meno importante, anche la sfida d’immaginare nuovi modelli di business applicati a nuovi eventi digitali che non chiamerei più prodotti. Non bastano timidi tentativi ma c’è bisogno di una strategia ben definita d”investimenti sull’editoria digitale.

Crossmedialità ed editoria

Più volte ho parlato di editoria e della sua trasformazione con il  web, ho dedicato una sezione proprio a questo.
in questo caso vi presento un video molto interessante che parla di crossmedialità. Un concetto molto importante per chi è interessato allo sviluppo della nuova editoria.
Infatti con crossmedialità s’intende l’interazione tra i diversi media e questo avviene soprattutto grazie al digitale che è capace di metterli in relazione.
Nel video Edoardo Fleischner, docente di Nuovi media e comunicazione, spiega come la crossmedialità dei nuovi media rende necessaria un’attenta pianificazione di qualsiasi contenuto editoriale.
Questa pianificazione precede la consapevolezza che un nuovo prodotto editoriale deve essere immaginato per essere distribuito attraverso diverse vie. Dal web, dai smartphone, televisione tradizionale o la carta stampata. Tutto ciò deve essere progettato con la consapevolezza che queste piattaforme utilizzano format e linguaggi diversi, da far convergere in un unico contenuto.
Il nuovo editore deve immaginare al prodotto non più con un unico format ma pianificarlo per i diversi format e i diversi linguaggi.

Liberi diritti su Comicout

Vi segnalo questo articolo interessante sul blog di Comicout a proposito dell’iniziativa di un autore giapponese, Shuho Sato, di liberare i suoi diritti d’autore a partire dal 15 settembre.

La notizia non interessa solo il mondo del fumetto ma tutta l’editoria in genere e vi suggerisco di leggerla. Io ho postato il mio commento direttamente nel blog.

A proposito di web e diritti d’autore io ho scritto alcuni articoli che potete leggere nella sezione web ed editoria digitale.

Self-publishing e l’editoria

Nell’immagine potete vedere l’interessante studio realizzato da Giovanni Peresson dell’Associazione Italiana Editori a proposito di autopublicazione, stampa digitale, print on demand e custom printing. Una definizione di questi termini ci aiuterà a capire meglio di cosa parliamo quando trattiamo l’argomento editoria e stampa digitale. Nell’articolo di eFFe su Ledita.it  si fa presente che “si equipara molto più correttamente l’autopubblicazione alla stampa fai-da-te o self-printing; in questo senso il concetto di ‘pubblicazione’ si sovrappone a quello di ‘disponibilità’ e ‘fruizione’:” Poi continua,  “autoedizione o self-publishing concerne più da vicino la pratica del lavoro editoriale. Da tempo sostengo che l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori; un modo per rendersene conto è adottare la prospettiva di quei self-publishers che prendono sul serio il proprio lavoro.” Nell’articolo aggiunge che per l’editoria “esso rappresenta una sfida di autocritica, di riforma, d’innovazione.”
Aggiungo che il self-publishing non è un fenomeno di breve durata che può essere facilmente riassorbito dall’editoria tradizionale, ma diventerà un modello diffuso, soprattutto da coloro a cui piace promuovere il proprio lavoro.  Questo fenomeno non è in contrasto con gli interessi dell’editoria.
Oggi ragioniamo su un mercato fatto di libri acquistati per lo più in libreria e da qualche anno anche su internet. Forse l’errore è quello d’immaginare il mercato/lettori come un numero definito a cui fare riferimento. l’equivalenza più autori pubblicano da soli meno libri vende l’editore penso sia errata. Infatti l’aumento di offerta secondo me raggiunge pubblici diversi ed è qui che l’editore deve apprendere dal self-publishing di successo. Scoprire che si può comunicare in modo diverso ma non solo, che si può offrire qualcosa in più oltre al libro. Non è una banale questione di marketing, non basta un pizzico di social network. Penso sia una questione di tipi e qualità di servizi offerti all’autore e al lettore. Quindi l’editore non potrà essere semplicemente colui che permette ad un autore di stampare un libro e portarlo in libreria ma dovrà aggiungere altre cose, e queste cose le deve inventare l’editore intraprendente.
L’editore dovrà creare una forte alleanza con il lettore, ascoltarlo, proporre occasioni d’incontro e di confronto. Organizzare workshop con gli autori, mostre, dibattiti e dimostrare con i fatti la propria disponibilità. Questo non vuol dire assecondare i gusti più commerciali, anzi, la rete in particolare richiede maggiore definizione e più caratterizzazione e riconosce la qualità. Perché il lettore quando ha la possibilità di scegliere può fare confronti e scegliere il meglio. L’editore deve immaginare nuove proposte che viaggeranno insieme al libro, soprattutto quando come immagino, in un futuro abbastanza vicino, il libro in digitale viaggerà gratis sulla rete. L’editore che comincia a proporre nuove offerte, che sperimenta nuovi modelli di confronto ma anche di monetizzazione sarà preparato ad affrontare i nuovi scenari dell’editoria. L’editore ha una storia importante e un ruolo importante che va declinato in un modo nuovo tutto da creare, questa è la scommessa a cui è chiamato insieme agli autori.
Potete leggere l’intero articolo di eFFe, mentre da qui scaricate l’interessante studio dell’AIE nel loro sito trovate altri interessanti contributi.

A questa pagina trovate altri miei contributi sul tema dell’editoria digitale e il web.

Tipografie vs digitale

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Qualche giorno fa ho parlato con un tipografo che conosco da molto tempo e gli ho posto l’odiosa domanda “come va?”, mi ha guardato storto e mi ha risposto “conosci qualcuno a cui vanno bene le cose?”.
Volevo recuperare e ho improvvisato un piccolo scenario ottimistico per le tipografie molto attente al prodotto come la sua. Ho immaginato un futuro dove la comunicazione di massa passa tutta attraverso il digitale e quella di pregio passa ancora per i canali tradizionali della carta stampata. Attenzione, quando dico pregio non parlo dei contenuti ma mi riferisco alla qualità intrinseca dell’oggetto di carta e inchiostro rispetto ad un prodotto digitale. Insomma un piccolo tentativo di recuperare la gaffe, ma il mio interlocutore non ha afferrato la prospettiva ed ha affermato con assoluta certezza che la carta stampata sarà insostituibile e che lui non vuol saperne di digitale e cose simili.
Visto che parliamo di una persona che da giovane ha preso una piccola azienda e l’ha trasformata con abilità in una tipografia di medie dimensioni con clienti a livello internazionale, mi pongo la seguente domanda: è possibile che ci siano settori produttivi che sottovalutano gli effetti della trasformazione digitale in atto?
Non posso credere che l’auspicio dei tipografi e non solo il loro, sia il superamento veloce della crisi attuale e la ripresa a pieno ritmo della produzione tipografica.
In questi anni assistiamo ad una caduta libera dei prezzi di stampa e ad un abbandono graduale della tipografia tradizionale verso la stampa digitale. Quella che consente la stampa di pochi esemplari passando dal computer direttamente alla stampa senza passare dall’incisione delle lastre di zinco e quindi dal processo di fotolito. Che incide sui costi che vengono ammortizzati quando vengono stampate un numero consistente di copie.
Se da un lato, le tipografie tradizionali stanno subendo l’assalto di quelle digitali entrambe subiranno quelle del web e dispositivi elettronici, ereader, tablet ecc ecc.
Lo scenario prossimo vedrà sempre più il web farla da padrone rispetto la stampa, non sono un mago a fare questa affermazione, penso che la trasformazione avverrà con grande velocità.
Ritornando ai tipografi, qual’è la guerra che potranno condurre per continuare a stampare? Abbassare i prezzi? Qual’è il limite di questi prezzi? Faranno come con i polli che costano meno di quanto è stato speso per allevarli?
Oppure la stampa comincerà ad essere valorizzata per progetti di pregio? In quest’ultimo caso quante tipografie chiuderanno e insieme a loro quante attività correlate alla stampa, inchiostro, carta ecc chiuderanno?
Ovviamente il contributo a questa trasformazione lo daranno anche le case editrici che non stamperanno più i libri su carta ma produrranno solo ebook.
Diciamo pure che gli editori anche se attratti dal risparmio sulla stampa al momento vorrebbero allontanare questo momento per il terrore delle copie pirata dei libri. Un destino che ritengo inevitabile ma di questo ne parlerò in modo più articolato prossimamente.

Il nuovo scenario dell’editoria digitale il 30 maggio

Continuano le serate a Vicolo Bolognetti sulle Risorse del WEB a cura dell’Associazione Web-Libero di cui faccio parte anch’io. Sul prossimo incontro del 30 maggio potete leggere questo breve articolo.

Quello precedente verteva su come aumentare le opportunità professionali attraverso il web. in poche parole, si fa per dire, come promuovere e portare avanti un progetto commerciale o culturale utilizzando le risorse gratuite che la rete mette a disposozione.

Insieme ad Anedo Torbidoni di Web-Libero ha partecipato Francesco De Nobili che ha presentato in modo molto efficace come affrontare un progetto web, quali errori evitare e soprattutto come utilizzare i social network. Ha presentato la sua diretta esperienza con il sito ComunicazioneLavoro e l’ebook che racchiude tanti utili suggerimenti. L’ebook lo potete scaricare gratuitamente poiché all’iscrizione vi danno una ricarica di 3 euro mentre l’ebook ne cosa 2,99. Su Comunicazionelavoro trovate tutte le istruzioni.

Anedo ha posto l’attenzione sulle nuove opportunità che si presentano a chi crea progetti sul web, opportunità che a volte non direttamente sembrano collegate con l’attività promossa. Come l’essere chiamato come esperto di un determinato settore, la possibilità di scrivere articoli in riviste specializzate e tante altre.

Come al solito questi incontri non sono fatti per esperti informatici, hanno l’obiettivo di dialogare con coloro che hanno dei progetti da sviluppare in rete e per creare un momento di discussione dove condividere le competenze professionali. Infatti, è proprio dalle relazioni e dalla condivisione che possono nascere progetti innovativi. Questo nuovo atteggiamento verso gli altri ancora da molti non è compreso, anzi emerge spesso una diffidenza verso la rete e la condivisione. Una diffidenza che penalizzerà nel tempo. Questo è da tenere bene in considerazione soprattutto per quei settori che del copyright ne fanno un vangelo. Vi ricordo cosa è successo con la musica e di come la corsa protezionistica ha determinato la trasformazione radicale del mercato a danno degli editori discografici tradizionali.
Ritornando al nostro incontro, possiamo dire che anche le domande dal pubblico hanno contrinuito ad arricchire il dibattito, si è parlato anche di Twitter oltre che di Facebook e Youtube.

il prossimo incontro si parlerà di editoria digitale. Dalla lotta dei formati alla rivoluzione delle professionalità nel settore editoriale: i lettori e le case editrici nel confronto con la tecnologia digitale.
Ne parleranno Anna Maria “Amalibri” (di eBook Club Italia), Francesco De Nobili (responsabile web marketing di Area51 Publishing), Mauro Sandrini (autore de “Elogio degli e-book“) e Anedo Torbidoni (Web Manager).

Vi lascio con questo pensierino:
se prima o poi tutti i contenuti digitali e quindi anche i libri potranno divenire gratuiti, quale sarà il futuro degli editori e autori?
Fatemi sapere cosa ne pensate lasciando un commento.

Antonio Basoli e i suoi disegni

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Oggi pomeriggio verrà presentato in Accademia di Belle Arti a Bologna l’edizione stampata della Persia immaginaria tratta dai quaderni di disegno di Antonio Basoli, professore di Ornato dal 1834 al 1848 presso l’Accademia di Bologna. I quaderni di disegno sono molto belli e ricchi di dettagli, è stato un vero piacere poterli vedere e sfogliare. Bellissime scenografie, paesaggi, le armature, i vestiti antichi. Un’archivio dell’immaginario del mondo. Chissà se Magnus l’ha utilizzato per disegnare il suo oriente?  Il progetto è di Paola Bristot, docente di Storia della Grafica realizzato con la collaborazione di Eleonora Frattarolo, responsabile del Gabinetto dei Disegni e delle Stampe e Fabia Farneti, responsabile dell’Archivio Storico. Il mio studio si è occupato della parte grafica.

Il lavoro è stato affascinante, il problema fondamentale era scannerizzare degli antichi quadernoni di disegni. Abbiamo trovato uno studio specializzato nella scansione proprio di antichi documenti A. M. Image di Bologna. Infatti non era possibile usare uno scanner piano per questi antichi volumi. L’A. M. Image ha utilizzato un laser speciale che ha permesso la scansione a libro aperto.

Poi noi abbiamo realizzato il progetto grafico e impaginato i disegni e mandato in stampa il lavoro. A questo lavoro hanno partecipato diversi ragazzi tirocinanti dell’Accademia, Nicolino Picone, Marta Rossignoli e Davide Bonazzi. Oggi sarà un’occasine speciale perché alla presentazione alle ore 15 in aula magna in Accademia, Eleonora Frattarolo mostrerà alcuni dei quaderni di originali, conservati presso il Gabinetto dei Disegni e delle Stampe, da cui è stata tratta la pubblicazione destinata, in primis, agli studenti dell’Accademia di Belle Arti, come nelle intenzioni del professor Antonio Basoli.

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Consigli per editori in rete

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Continuo il ragionamento fatto nel post precedente. Voglio approfondire la questione dell’urgenza del dotarsi di strategie adeguate per affrontare il futuro. Questa urgenza è valida per tutti e non solo per gli editori, penso anche agli autori ma anche alle diverse figure professionali che ruotano intorno alla produzione del libro che possono costruirsi nuovi ruoli grazie alla rete. Qualcuno può contestare le mie precedenti ipotesi sostenendo che questi cambiamenti non sono così semplici da attuare e nell’attesa si continua a lavorare come sempre.
Io controbatto che non attuare presto una vera e propria strategia sul digitale equivale ad aver scelto un lento declino. Dover recuperare il tempo perduto in un secondo momento e con maggiori spese.

Le cose che si possono fare da subito sono diverse, vi voglio dare dei piccoli suggerimenti per comprendere meglio cosa intendo quando parlo di strategie per il web.

Prendere informazioni
Cominciamo con la raccolta delle informazioni, con il digitale è possibile avere tantissimi dati utili per poter fare le scelte giuste. Un tempo, se il libro non era sullo scaffale o senza una buona promozione verso le librerie con relativi ordini, l’editore non poteva farsi un’idea dell’accoglienza del libro. Stabilire formato, copertina, prezzo si basava solamente sull’esperienza dell’editore. Oggi si può stabilire e correggere la giusta posizione del libro, il target di riferimento valutando il riscontro avuto sulla rete. Infatti di un libro se ne può parlare prima in rete, anticiparne alcune parti o pubblicarlo prima on line, si possono creare vere e proprie presentazioni on line con gli autori, valutarne gli interessi dei possibili acquirenti e stabilire con maggiore oculatezza la confezione cartacia.

Progetti seriali
Per quanto riguarda un progetto seriale da edicola si possono sperimentare diverse strade e mettere in stampa solo quelle che hanno riscontrato un interesse adeguato a farne un progetto in “carta e inchiostro”. Altri progetti possono rimanere solo sulla rete e sviluppare altri percorsi.

Queste aree create come studio e anticipazione possono divenire il supporto on line dei libri o riviste. Il luogo dove la comunità di un certo interesse continua a confrontarsi con autori, editori e altri soggetti coinvolti dai progetti. Anzi questi siti possono sviluppare il sostegno e la promozione delle pubblicazioni. Diventare il luogo della comunità che ha interesse verso quel progetto.

Cercare i lettori
Altro lavoro che va affrontato da una buona strategia on line è il raggiungimento dei potenziali clienti. Tutti oramai hanno un sito e sanno bene quanto costa fatica ottenere visitatori. Non basta scrivere spesso, ma bisogna scrivere cose interessanti. Cose che un utente della rete può cercare on line. Quindi non cercate di essere generalisti e generici cercando di abbracciare più lettori possibili ma mettete in evidenza le vostre qualità uniche e specifiche.
Questo vale per un editore, ma anche per gli autori.
I potenziali lettori vanno intercettati, perché il vostro sito non è una vetrina in una strada di passaggio, ma le persone arrivano da voi perché vi hanno cercato. dovete dargli un buon motivo per ritornare a farvi visita e a interagire con voi.

Non posso nascondere che tutto ciò richiede tempo e progettualità ma anche impegno economico, perché se il digitale vi permette di risparmiare sulla stampa, vi richiede ore di lavoro e studio e persone che si occupino di questo. Quindi da un lato risparmiate su progetti fallimentari ma dall’altro spenderete per l’attività on line. Questo lo dico perché ho la sensazione, come già detto nel post precedente, che il digitale a molti sembra una strada dove investire qualche oretta ogni tanto la sera tra facebook e twitter.